Moi, tout simplement

   Una volta era: Andre, un inverecondo e pericoloso mix tra egocentrismo e sfacciataggine...
Ora c'è Andre, tout simplement.

 



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giovedì, 31 marzo 2005
 

shilist

Non so più che scrivere. Me la sentivo che non sarebbe andata in porto. E' l'apoteosi del periodo di merda. Non mi sento colpevole, le indicazioni del brief non sono state chiare, sembrava si volesse una cosa, invece se ne voleva un'altra. Succede. Non mi è stato tolto il progetto, ma a dirla tutta qualora succedesse non mi metterei a piangere.
Nota positiva della giornata? La radio della macchina si è rimessa a funzionare. Ignorare la sua esistenza è servito, a quanto pare.
Che pesantezza. Giornate vuote, inutili, senza senso. Pensieri troppi e tutti danzanti attorno al fuoco delle lettere: sono depresso. Da quanto non lo so. O forse sì. Riuscire ad ammetterlo è già un inzio. Di cosa non so. Forse di una cura. Sicuramente non di un libro o cazzate del genere, già affrontate e dimenticate. Perchè è da tanto che mi sembra di sguazzare in acqua bassa, ed ora, quell'acqua si è resa stagnante e io sto boccheggiando. Quella sensazione, quella vocina è da tanto che si fa sentire. Anche quando si decideva che tutto andava bene, che quel malessere erano solo paranoie. Un albero non può riempirsi di foglie con le radici secche.
Una telefonata investigativa sul mio status no mi ha fatto capire quanto sia perfetto il meccanismo del fingere di stare bene e poi sfogarmi su questo spazio metafisico. Leggendo si respira tristezza. Almeno qui vuol dire che non recito. E che so scrivere e comunicare emozioni (tiè). il fatto che mi piacerebbe non scrivere queste cose è un altro paio di maniche.
Mi osservo. Snob eppur divertente agli occhi della gente. Orgoglioso e pensieroso da chi mi vuol bene. Abbattuto davanti al pc, con lo sguardo spento, ai miei occhi.
A questo punto un bel copia/incolla della mia shitlist:
Ultimamente spesso penso a cosa sto facendo. Al perché. E la cosa che mi preoccupa è che non trovo risposte.
Sono diventato ciò che non avrei mai voluto. Un’irascibile orso svogliato.
Portatore di valori eppure schiavo delle apparenze. A cominciare dalla mia, dal mio aspetto. Che poi si declina alle cose che ho, che non ho ma vorrei. E che sicuramente non mi darebbero la felicità.
L’attaccarmi inconsapevolmente alla materialità per compensare il troppo traffico mentale.
Il fastidio che provo verso certi pensieri, comportamenti. Mi sento un intollerante.
L’incazzarmi per qualsiasi cosa.
Lo schifo di me è a livelli alti, l’autostima e la fiducia a livelli bassi.
La paura, di non essere più quello di una volta, di non aver cose interessanti da dire.
L’orgoglio, che si ricollega al culto di me, l’orgoglio di non farmi vedere debole.
La delusione umana, il non credere nei rapporti, l’arrivare a precludermi una storia.
Il pormi continuamente domande, cercare perché, cercare soluzioni che magari sono lì davanti e io non vedo.
La voglia di evadere e la consapevolezza del ritorno.
La non voglia di fare. La svogliatezza, conoscere causa ed effetto del disagio e non fare niente.
La rabbia, tanta, soffocata che temo possa esplodere a parole contro il/la malcapitato di turno.
La voglia di spaccare tutto.
E di mandare tutto e tutti a fanculo.
Altro?
Non mi viene, già così mi sembra una bella shit list.

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pensieri
 

Orario ferroviario

UN ORARIO FERROVIARIO? IO HO FATTO LE QUATTRO PER SCRIVERE UN TESTO CHE SEGUENDO TUTTE LE INDICAZIONI E' STATO DEFINITO FREDDO, COME UN ORARIO FERROVIARIO?
SIGNORA MIA, IO IL TRENO NON LO PRENDO SE NON PER QUESTIONI DI VITALE IMPORTANZA, QUINDI NON SI PERMETTA.
E SE HANNO PROVATO A SOSTITUIRLA E  NON CI SONO RIUSCITI, CHE DIRLE, BUON LAVORO!

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pensieri, out of the town, hyde park corner


mercoledì, 30 marzo 2005
 

PIPPO PIPPO!

Ma Pippo, ma chi ti crede? Tu e sharon stone? Ahahahah!!!
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tv , echissenefrega
 

creazione e realtà

Ho appena finito di scervellarmi per il Cliente. Speriamo bene, le info nel brief sono centellinate e molto vincolanti per la creatività. Ma si sa, come nelle botteghe, anche negli studi creativi il cliente può non capire niente, ma ha sempre ragione. Domattina a mente fresca rivedo e invio, dopodichè fumerò mezzo pacchetto aspettando la risposta. Speriamo vada bene, sarebbe una cosa positiva in un periodo a dir poco...di merda.
Anche oggi il libro è rimasto al solito posto, ma almeno ho mosso il cervello per qualcosa. In serata discussione con mamma sul mio status no (yes, status no, non status quo) e realizzazione che così non si può andare avanti. Credo che dovrò seppellire l'orgoglio o fargli un bel paio di scarpe di cemento e farmi aiutare, perchè purtroppo ho constatato che da solo nun gliela fo. Evidentemente la perfezione rimane lontana o totalmente inutile da perseguire.

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pensieri, out of the town


martedì, 29 marzo 2005
 

California's calling

Cinque giorni. Sono cinque giorni che Hotel California mi insegue in webradio. Sono contento, fino poco tempo fa venivo perseguitato su tv, sat, e radio da Laura Pausini, al punto che volevo denunciarla per pedinamento persecutorio. Quindi ringrazio sentitamente gli Eagles che mi chiedono in continuazione di tornare in California e stavolta in Hotel (niente homestay da studentello, quindi niente vasca da bagno arrugginita, tradimenti coniugali in Ford Aerostar, figlia oversize che si credeva Jennifer Lopez e crisi di alcolismo sotto i miei occhi, o meglio, sotto il mio tetto).

On a dark desert highway, cool wind in my hair
Warm smell of colitas rising up through the air
Up ahead in the distance, I saw a shimmering light
My head grew heavy and my sight grew dim
I had to stop for the night

There she stood in the doorway; I heard the mission bell
And I was thinking to myself this could be heaven or this could be hell
Then she lit up a candle, and she showed me the way
There were voices down the corridor, I thought I heard them say

Welcome to the Hotel California
Such a lovely place, such a lovely face
Plenty of room at the Hotel California
Any time of year (any time of year) you can find it here

Her mind is Tiffany twisted, she got the Mercedes bends
She got a lot of pretty, pretty boys that she calls friends
How they dance in the courtyard, sweet summer sweat
Some dance to remember, some dance to forget

So I called up the captain; please bring me my wine
We haven't had that spirit here since nineteen sixty-nine
And still those voices are calling from far away
Wake you up in the middle of the night, just to hear them say

Welcome to the Hotel California
Such a lovely place, such a lovely face
They livin' it up at the Hotel California
What a nice surprise (what a nice surprise) bring your alibis

Mirrors on the ceiling, the pink champagne on ice
And she said we are all just prisoners here of our own device
And in the master's chambers, they gathered for the feast
They stab it with their steely knives but they just can't kill the beast

Last thing I remember I was running for the door
I had to find the passage back to the place I was before
Relax said the nightman We are programmed to receive
You can check out anytime you like but you can never leave

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out of the town, echissenefrega
 

E baaasta!

La mia situazione mentale non migliora, ma senz'altro adesso ha un peso in meno. Archiviata anche pasquetta adesso avrò tutto il tempo per spingere giù in fondo il malessere della festività, a data da destinarsi (presumibilmente, dicembre 2005).
La casella di posta mi ha dato un buon motivo per andare avanti, un nuovo lavoro dalla società di comunicazione dove ho stagiato (mi si permetta il neologismo) per un cliente importantissimo col quale ho già lavorato, e che, al solito, non posso nominare. Il progetto non è ancora sicuro al 100%, per ora si tratta di una prova, ma speriamo bene. Di solito lo star male non attacca le idee, che hanno un firewall di tutto rispetto. Quindi, da domani al lavoro.
Aggiungerei a questo punto tutta la serie dei farò e non farò, ma ormai evito di scriverla, ci pensa già il cervello a rinfacciare tutte le mancanze a questi programmi bianco su blu. (Gira nel notebook anche una shitlist scritta l'altra sera, ma per orgoglio evito)

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pensieri, out of the town
 

Ve prego, votateme!

Ma le risate, ma quante! Girovagando sul satellite approdo su Planet. Programma: Planet430 (nome e numero canale, unica pecca), che si propone di dare un piglio giornalistico al mitico genere del talk. Ospiti, conduttori che variano di puntata in puntata e che affontano le tematiche più diverse del politico, del sociale e del costume. Gradevole e serio. Riconosco subito uno dei boxeurs di "12° round", nome non reperibile causa sito Rai. L'argomento sono le elezioni regionali del lazio. Sto per cambiare canale quando...chi ti vedo? Una suorizzata Flavia Vento che sorride spaurita alle telecamere. Suorizzata perchè ha abbandonato le extensions e si è vestita con gli abiti smessi dell'attrice, pardon, portavoce Elisabetta Gardini. La sorpresa non finisce qui, Flavia è passata da ulivista a liberale. "Perchè sono contro le droghe". Ah. Evidentemente le devono aver raccontato che uno dei simboli, la margherita potrebbe essere fumato. O, più probabile, che non si schierava con la Guru ma con i "comunisti".
I giornalisti, mossi da un impeto di pietà le chiedono perchè dovrebbe essere votata e lei risponde invocando la magia. Poi, ripresa per 10 secondi senza avvertimento, per colmare il vuoto profondo dell'inquadratura e del suo programma, se ne esce con "Ve prego, votateme" seguito da intelligentissima risata.
Allego il sublime articolo di Fabrizio Roncone per farvi le risate finali.


Comizio nella discoteca «Etò», Testaccio, Monte dei Cocci
Flavia Vento: votatemi, sono come Cavour
La soubrette lascia la Margherita per candidarsi nel partito liberale. «Alle urne il 4 e 5 aprile. Ho sbagliato date? Scusate»
STRUMENTI

ROMA - Onorevole Vento...«Scherziamo poco, eh? Che queste battute portano pure jella» (segue linguaccia e mano destra con corna; ndr ). Flavia Vento, deliziosa soubrettina sempre ben fidanzata - «anche se ora, scriviamolo, sono single» - e sempre bionda, sempre con questa sua aria da orfana di Teo Mammucari, che la infilò sotto un tavolo nella trasmissione televisiva Libero rendendola famosa, ha deciso di candidarsi
Flavia Vento (foto Benvegnu)
alle prossime elezioni regionali e non con la Margherita - «che pure... come dire? ho frequentato molto da vicino...» - ma con il Partito liberale italiano.
Dal nuovo Ulivo alla Casa delle libertà, nel volgere di poche ore, e poi eccola qui, a un’ora tardissima della notte di venerdì, per l’inizio della sua campagna elettorale che, tra l’altro, coincide anche con la sua conclusione. «Apro e chiudo, embé?».
Comizio, unico e imperdibile, alla discoteca «Etò», Testaccio, Monte dei Cocci. I potenziali militanti arrivano ben dopo la mezzanotte e si mettono, disciplinatamente, in coda. Decine di ragazze romanissime vestite da veline, tutte con la frangetta e che stanno lì, ad ancheggiare e a chiamarsi Chicca, Deborah, Samantha, Vanessa. Tutte accompagnate da tipi alti e francamente simili a quel Costantino di Canale 5, e cioè vestiti in modo bizzarro, con giacche nere luccicanti e con t-shirt bianche, con jeans lacerati e mocassini di (falso) pitone.
Lei, la soubrettina-candidata arriva sorridendo e ci sono gli energumeni della sicurezza che le fanno subito strada e che la conducono su, in cima alla scalinata bianca, nel salottino che sta dietro alla consolle del dj (un tipo con i capelli stretti in un codino e una maglietta con la scritta: «Cartelo de Medellin»). Flavia Vento lo guarda e dice: «Chissenefrega. Lui fa il suo lavoro, e io il mio. E io sono contro le droghe. Per questo sono passata alla destra». Solo per questo, signorina Vento? «No. Anche perché Silvia Costa non mi sopportava. Diceva che ero una cretinetta. Capito? Io sarei una cretinetta...». Il dj la chiama: «A Flavié? Allora? O famo sto’ comizio, sì o no?» . La Vento: «O famo, vabbé: ma ora che dico? Mammamia... Io non sono mica come coso... come si chiama... dài, giornalista, aiutami, che è uno famoso... Ah, sì, certo: io non sono mica come Fassino che cià quelli che gli scrivono i discorsi. Io, mo’, vado a braccio». A braccio. Con Chicca, Samantha e tutte le altre che, sulla pista da ballo, con musica adatta, di sottofondo, si fermano - un po’ incuriosite e un po’ perplesse - ad ascoltare.
Flavia Vento, dietro al microfono, alle masse di veline e di Costantini: «È la prima volta che mi candido alle Regionali del Lazio. Sono molto contenta. Le elezioni sono una cosa seria. Bisogna infatti eleggere il presidente della Regione. Io sono per Storace, e anche voi potete esserlo. Io sono candidata per il partito liberale, che è un partito... che è un partito storico, antico, di Cavour e... forse di Garibaldi. Forse. Comunque, sicuro di Cavour. E poi, io, comunque, mi sento liberale. Lo sento dentro, che sono liberale. Anche perché nel Lazio ci sono un sacco di cose da fare e io penso che bisogna trovare subito i soldi per gli orfanotrofi. E poi anche per gli anziani. Il 4 e 5 aprile votate per me. Ciaooo!».
Silenzio. Non un applauso. Allora la Vento si riprende il microfono: «Ma che siete tutti comunistiii? Che scemi...». Signorina Vento, si vota il 3 e il 4 aprile. «E io che ho detto? Ah, mi sono confusa...». Comizio tutto incentrato sui temi sociali... «Cioè?». Orfanotrofi, anziani... «Ho sbagliato? Mammamia: ho sbagliato?». Senta: lei, alcuni mesi fa, rassicurò i suoi elettori-fans, gli promise che avrebbe studiato un po’. «Infatti. Ho studiato. Un sacco. Forza: voglio essere messa alla prova». De Gasperi. «Deché?». Don Sturzo: «Adesso che c’entrano i preti, eh? Non facciamo trucchetti, capito? Non sono mica scema, io...». Togliatti. «Ah, questa la so’. Qui a Roma c’è una strada, è quello della strada, come si chiama? Aspetta... ah, sì: via Palmiro Togliatti. È giusto? Ho risposto bene?».
Flavia Vento spiega che «Francesco Storace è stato carinissimo, con me, che sostengo la sua elezione. M’ha detto: benvenuta tra noi. Anche se...». Cosa? «Non sono poi così sicura d’essere eletta». Di certo, racconta, raccoglierà i voti del papà Roberto e della mamma Francisca. «E forse anche quello di mia zia Antonella e di un politico famoso, del partito liberale: il signor Altissimi». Adesso, il dj alza la musica. Lei scende in pista a distribuire i suoi volantini. Ma ci sono due tipi, con i capelli zuppi di gel, che la chiamano: « A onorevole Flaviaaa! A passerottaaa! Daje, viè a ballà... ».

Fabrizio Roncone
28 marzo 2005 (www.corriere.it)

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lunedì, 28 marzo 2005
 

2.31

Sono sopravvissuto. Una pesantezza unica, ma non c'entrano le persone che erano a pranzo, pesantezza per come mi sentivo. Da un lato incazzato per aver ceduto alla prassi del festeggiamento, dall'altro contento, perchè con la mia presenza ho fatto felice qualcuno. Mia sorella è riuscita a scappare, e per questo la invidio. Io non riesco a prendere e andarmene, mi sento in colpa e ancora più stronzo del solito. Con questo non ti voglio dire che hai fatto male, o che la stronza sei tu, sia chiaro.
Senza forze a vegetare sul divano dalle nove fino a mezz'ora fa. Ricevendo inviti che ho dribblato e che ho mezzo accettato (domani ho una grigliata, se mi libero arrivo) ma tirando pacco. E dire che mi ha invitato Lei, l'amore della mia vita, quella che con un sms mi manda in crisi. MA non ci andrò. Non posso farmi vedere in queste condizioni. E domani sera Lei salirà alle 18.32 su quel treno che porta a Milano.
Ho pure latitato l'altra metà delal famiglia, non mi sono fatto vivo nemmeno per telefono. ho saputo che la vacca a noleggio adesso risponde pure al telefono di casa mia. Oggi ha risposto a mia mamma. Che bella scena dev'essere stata. Che immagino non abbai toccato minimamente quella puttana senza scrupoli che è la vacca a n.
Uff... Vorrei essere veramente dall'altra parte del  mondo.

E questa merda di trojan continua a non farmi navigare. La cosa divertente è che si chiama pure havefun...

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domenica, 27 marzo 2005
 

27.3.05 h 3.43 (non so se legale o illegale)

Comincio a scrivere su word questo post che spero di pubblicare prima che venga eseguito il lancio del portatile contro la vetrina della DPS Informatica. Il maledetto trojan mi blocca la connessione e quindi rende inutile l’esistenza di questo portatile. Il gentile pubblico potrà solo immaginare quanto mi stragirino i coglioni.
Pasqua è arrivata, alleluja alleluja. In occasioni come queste, cioè di festività imposte, mi sento tutt’altro che a mio agio. Possedendo una morale, che viene spolverata solo in certe occasioni, mi sentirei in colpa ad evitare il pranzo di famiglia. Semplicemente vorrei fosse già martedì. Un anno fa l’ennesima prova della scelta di mio padre sulle priorità, uno star male che al solo pensiero mi fa venire i lacrimoni. L’altroieri, venerdì, incontro casuale tra mamma e papà dalla nonna. Niente di che, o perlomeno, nulla in confronto allo scorso anno. Esito: mamma e sorella visibilmente irritate, io auspicante l’invisibilità. Quasi un sentirmi in colpa, un tradimento nei loro confronti il pensare nella testa “ma io gli voglio bene anche se è uno stronzo”. Scoprire di star male ancora per le stesse cose che credevo aver superato mi sembra un passo indietro, e la cosa non mi aiuta in questo periodo che sicuramente non annoverò tra i migliori della mia esistenza. Stare male per una separazione (non una, LA separazione) avvenuta quando? tre? quattro? anni fa. Sentirmi inerme è sempre stata una delle cose che più ho sempre odiato nelle nostre esistenze, nella mia esistenza. E invece. E’ stupido, ma ogni tanto mi piacerebbe vivere in un pacchetto di pan di stelle sotto l’ala protettiva della famiglia mulino bianco, sì, quella tanto odiata da qualsiasi pubblicitario. >>sigaretta<<
Non so nemmeno come scrivere ciò che provo. Domani vorrei strafottermene di fingere che sia tutto ok, che vada tutto bene, perché non posso farmi vedere giù. Lo faccio solo per il nonno e la mamma, che in questo periodo si subisce tutta la mia “simpatia”. Che palle. Che palle recitare una parte a tempo pieno. Ma tant’è.
Ho solo voglia di andarmene, pur sapendo che non serve a un cazzo, perché tutte le mie ansie arriveranno già in aeroporto prima del bagaglio. Una fuga. Da cosa non so. Anzi lo so. Da me, da ciò che mi circonda da questa fase che mi soffoca, mi irrita, mi delude. Fumare come una ciminiera, mangiare come un maiale e spaccarmi di esercizi e corsa per lenire gli effetti di sigarette e cibo non è una cosa intelligente. Vorrei formattarmi, ma non ho il tasto F11. >>sigaretta<<<
Non riesco ad essere lucido, a cogliere quel lato positivo delle cose. Sono  il polo negativo di una batteria che risente del polo negativo di un’altra batteria, ciò che mi circonda, le cose che mi accadono. Voi ci riuscite? Bravi, massima stima, io no. Non riesco a sfidare il vento come Jonathan Livingstone, la brezza mi colpisce in viso e mi da una mazzata che devia il mio volo. E a me, di volare basso, non me n’è mai fregato un cazzo.
>>sigaretta<<

"Stavo sempre uno schifo
Con il mondo sbagliato
In un mondo che nel mondo non c'è
E col tempo anche i sogni si fanno i bagagli
E un bel giorno non li cerchi più
Ma chi sei, ma chi sei
Specchio specchio delle mie brame
Cosa vuoi, cosa vuoi
Sono la strega di Biancaneve
Dimmi che, dimmi che
Non tornerò mai com'ero prima
Dimmelo perché
Perché voglio di nuovo trovare la strada
Che tu avevi scelto per me "

 

 

 

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sabato, 26 marzo 2005
 

mavaffanculo

Si informano gli inutili, inesperti, incompetenti tecnici della DPS Informatica che da questo pomeriggio vige sulla loro persona una maledizione di quelle coi fiocchi.

IDIOTI

DEFICIENTI

QUEL CAZZO DI TROJAN CHE NEMMENO NORTON RICONOSCE E CHE AVETE PRESO VOI SU INTERNET NON SI CANCELLA E NON MI FA NAVIGARE.

TESTE DI CAZZO.

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Come canta una mia amica, "ho troppo sonno e non mi vengono le parole".

Notte mondo

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