Moi, tout simplement

   Una volta era: Andre, un inverecondo e pericoloso mix tra egocentrismo e sfacciataggine...
Ora c'è Andre, tout simplement.

 



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martedì, 28 febbraio 2006
 

sanremo day one

Si avvisa la clientela che grazie a splinder e quella m...da di editor l’intro è stata cancellata, verrà riscritta entro domani.

si avvisa la clientela che qs effeti grafici non sono affatto voluti.

 


Aggiornamento: il pezzo verrà postato stanotte con la puntata di oggi,  per motivi tenici non dipendenti assolutamente dalla Moi Tout Simplement.
Ci scusiamo per il disagio.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 21:06 Permalink | commenti (5)
tv
 

Sorry

(Secondo post, ringraziamo l'editor.)
Sono discussioni come quella di stasera che mi fanno capire quanto riesco a essere stronzo con chi non se lo merita. Appellandomi a cose stupide, o sciocchezze vecchie che diventano importanti solo perchè toccano me. Bella cazzata.
Ed eccomi lì, con quella faccia da stronzo imperturbabile che continua la saga anche quando comincia a urlare una vocina dentro che dice "ma ha senso continuare?". E invece continua, la furia cieca, anche a torto marcio. Rispondere sempre, sembra l'unico imperativo.
Sbaglio coltivando il rancore per evitare sul momento di sputare fuoco e di fare scenate epiche. Solo che poi arriva il punto in cui il serbatoio è pieno, e basta una fiammella per farmi esplodere. E la scenata da epica diventa apocalittica.
Arrivando così a smorzare ogni manifestazione d'affetto pura, disincantata, di puro amore. Fatta solo per farmi star meglio. Arrivando così a ringhiare continuamente con chi ha l'unica sfortuna di avermi nei paraggi, quando la cattiveria concentrata andrebbe regalata a ben altri e a ben altre mancanze (stupide che diventano pesanti proprio per la stupidità di chi me le fa e per stupidità profonda mia che mi faccio scazzare da episodi dal minimo interesse storico).
Scrivo a R, così ti fa una bella sorpresa. No io non ci vado.
Ho visto la macchina nuova. No, quella non la voglio.
Andiamo via tre giorni a Firenze per il tuo compleanno. No, voglio starmene da solo.
Alchè una domanda sorge spontanea: ma la settimana prossima, ne faccio 4 o una ventina in più?
Con sta linguaccia velenosa solo oggi ho ringhiato a tre persone che volevano solo essermi vicino.
Credevo di saper far fruttare la rabbia come adrenalina nelle cose che faccio, e mi accorgo che non è così. Anzi. Il contrario, la rabbia sta usando me come sua adrenalina. Io, pentolone di emozioni, che vengo fregato da un cucchiaio di rabbia velenosa. Devo lavorarci su, e mi sa anche un bel po'. Trovare il motivo di tutto questo, analizzarlo e cancellarlo. O risolverlo. O tutt'e due.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 03:24 Permalink | commenti
pensieri
 

dal vostro inviato














Che agonia.
Domani il report.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 00:59 Permalink | commenti
tv


lunedì, 27 febbraio 2006
 

comunicazione di servizio

Cerco di trattenermi, perchè magari scrivendo rischierei di offendere anche chi non c'entra niente, generalizzando o essendo oltremodo stronzo (sì, più del solito). Dirò solo che i fatti delle ultime giornate mi hanno portato al seguente stato d'animo:
MI GIRANO I COGLIONI.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 01:20 Permalink | commenti (2)
pensieri, hyde park corner


domenica, 26 febbraio 2006
 

(titleless)

This empty room it fills my mind
Freedom it leaves me so confined
Every single bone has cracked
What in this life, you can’t turn back

I don’t want to live
I don’t want to live here alone, alone

As these words part with my tounge
I question why they even sung
I promise but I lie
I don’t even know myself inside

I don’t wanna be
I don’t wanna be here alone, alone

Today and tommorow have become one
Every single thing has become undone
Human nature is a beast
What I’ve done the most, to show I have the least

Please don’t leave me here
Please don’t leave me here
Don’t you leave me alone, alone

                                                                              (Alone, Ben Harper)
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 00:34 Permalink | commenti
out of the town


venerdì, 24 febbraio 2006
 

It's clip of the week time!

Se la settimana scorsa ho deliziato lorsignore con la canzone dei Bechstritbois, stasera contraccambio con le dirimpettaie (a volte anche di marciapiede), la girlband per eccellenza. No, non le lollipop, bensì le spaisgherls.
Ce ne sono tre, in ordine di trashismo® più assoluto.
Già che ci sono apro il commentovoto® (oggi va di marchio registrato).

Numero Uno
Questi potrebbero essere gli ipotetici sfidanti dei chinese bsb:

Numero Due
Directly from Asia. Eh sì, quella a sinistra è la trans del Grande Fratello

Numero Tre
Dal Brasile, con conclusione altamente religiosa...
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 01:33 Permalink | commenti (6)
clip of the week


mercoledì, 22 febbraio 2006
 

bitchin'

Sono un cattivo soggetto e una prostituta mancata, è vero.
La risposta al post sulla mia spasimante è: sì, "ce sta a provà".
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 12:51 Permalink | commenti (6)
echissenefrega
 

somiglianze scientifiche

Sgallettando (grazie a Gio per avermi fornito la metafora col post-aviario) tra un blog e l'altro, giorni fa leggo un post legato ad un sito, myheritage.com.
Ai visitatori offre la possibilità di uploadare una foto, nella sezione Face Recognition, che scansita dal sito (o da uno scienziato o da algoritmi o non chiedetemi perchè non lo so) indica le percentuali di somiglianza con persone del mondo reale o delle celebrità.
Io comincio con un pezzo forte della mia collection, tenendo ben lontana la foto della mia carta d'identità.

66% Colin Farrell: questo è tanto che me lo dicono tutti (vabbè, più Luana che tutti), vabbè (modesto, mo-de-sto)






54 matthew mc conaghy: jackie non saltarmi addosso






55 andy kaufmann: mi inchino per l'onore







58 ricky martin: mai avute meches...ah, sarà per il fisico...






59 gillian anderson: ahahahahah!







59 ofra haza: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!ma in che film???







Altro giro altra foto altre percentuali:

71 david schwimmer: Ross???







70 jake gyllenhaal: perchè ho visto donnie darko l'altro giorno immagino. Strano, ricorre in altre tre foto, e i miei occhiacci non sono mica azzurri. Bah.






62 luis figo: sarà perchè voglio anch'io la maglietta con scritto figo sulle spalle?






61 prince william of wales (ma dove? ah, forse per le origini nobili... o perchè entrambi i nostri adulteri padri si chiamano Carlo...)






61 jason biggs: se mi garantisce la studentessa erasmus dall est europa che gli dice Belo Maialo in american pie ce sto!






60 Ayn Rand: ma?!?







58 pierce brosnan: dove?








Ok, adesso ne prendo una scandalosa (sì, brutta angolazione, e barbona):

54 michael moorcock: pauura, però siamo entrambi scrittori, sarà per questo?





53 kareem abdul jabbar:  ahahahha! Ok, la smetto di rosolarmi al sole d'estate. Ma il qui presente signore, oltre ad essere un nba giocatore, ha pure recitato nel film dei film demenziali: "l'aereo più pazzo del mondo"!





52 grace murray hopper: ammiraglia e pioniera nella programmazione dei computer. Cattedra in matematica. A questo punto lo ammetto, la somiglianza possono essere solo ed esclusivamente i labbroni.





gli altri erano sconossiuti...ma di un brutto...


Conclusion:
Ho riso per due ore. Ho provato a farlo anche con qualcuno di voi. Grace, tu ci batti tutti.
Aspetto le vostre percentuali nei commenti.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 01:35 Permalink | commenti (3)
out of the town, tv , echissenefrega


lunedì, 20 febbraio 2006
 

Andie Darko

Ok, basta con la politica. le cose che dovevo dire le ho dette. (signora mia non è vero, quante ne ho ancora da dire...)
La settimana scorsa ho visto finalmente il tanto conclamato Donnie Darko. Tipica pellicola un po' indie che devi per forza vedere minimo due volte, di quelle che ti rapisce. Atmosfera onirica, desincronizzazione audio/video di alcune scene, colonna sonora perfetta. Il film prende, hai i tratti del giallo, del subconscio, fa pure ridere.
E pensare di essere sempre più matto come al sottoscritto. E se questa dimensione parallela ci fosse veramente?
Lo scrivo con cognizione di causa. Il giorno dopo la visione, venerdi merdiciassette, rimango a piedi causa estrema avarizia e macchina che consuma come una ferrari (e della ferrari c'ha solo il colore). Con la partecipazione straordinaria di Grace, faccio benza (ho sempre tanica e 'mbuto, mi succede spesso), provo a metterla nel bolide, mi taglio un dito (non nel senso letterale, non è che mi è caduto a terra, suvvia), chiamiamo soccorsi. Persona più vicina e disturbabile mia mamma.
Arriva, con la sua Scènic verde scuro metallizzato, non trova parcheggio e rifà il giro. E io subito a dire che le donne non devono guidare, cosa ti costava accostare, ma si che è lei, non vedi la targa.
Ripassa mia mamma, con la sua macchina e la sua targa. Solo che non era la sua macchina e la sua targa. Stesso modello, stesso colore, targa uguale, delle tre cifre solo una decina in meno, da lontano poteva sembrare lei. Trenta secondi dopo, arriva mamma, con la sua Scènic, la sua targa, la sua faccia. Guardare le due macchine una davanti all'altra, uguali identiche, con pilotesse simili è stato stranissimo.
E non ditemi che è un caso. Non è possibile, non ha senso, troppe cose in comune nello stesso minuto.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 03:21 Permalink | commenti (2)
out of the town, echissenefrega, @movies
 

padanially correct?

Siamo vittime dell'islamically correct

L’islamically correct ha vinto la sua battaglia e ha ottenuto la testa del ministro Calderoli. Ora tutti sanno che da qui in avanti bisognerà dare la precedenza a chi viene da Oriente.
Cosa succederà? Se la logica ha ancora un senso, ora che Calderoli ha smesso la grisaglia ministeriale, gli incidenti contro la nostra gente dovrebbero finire. Tocca a Gheddafi, dunque: intimi lui l’alt, non solo ai libici ma anche alla nazione islamica della quale dice di essere una guida riconosciuta. La cronaca ci dice, invece, che gli incidenti stanno continuando, così come erano continuati anche quando il direttore del giornale danese che pubblicò le vignette aveva chiesto scusa. E allora siamo alle solite, il problema non erano né le vignette danesi né la relativa maglietta. Tutti sanno che rimossa una scusa, ne monteranno un’altra per appiccare un altro fuoco.
Certo, possiamo star qui delle ore a dividerci se fosse giusto o sbagliato che un ministro indossasse una t-shirt raffigurativa le vignette della discordia. Facciamo allora così: quella maglietta la sostituiamo con un’altra, dove al centro c’è la nostra identità. Difendiamo le nostre radici. Non è una provocazione né - lo diciamo subito - la divisa di una crociata. Vediamo ora se qualcuno ha ancora voglia di montare polemiche pretestuose.
Ciò detto torniamo alla questione di fondo. Che è un’altra rispetto a quanto ho sentito nella convulsa giornata di ieri. Domando: non è che forse l’islam ci sta costringendo a mettere in discussione quel poco che ci resta dei nostri valori, della nostra identità e persino della nostra dignità, senza a sua volta aprirsi a quei parametri di democrazia che l’Occidente ha raggiunto?
Se è questo il punto di partenza allora vale la pena di riflettere sulla nostra complicità nel concedere unilateralmente. Il primo nemico dell’Occidente rischiamo di essere noi stessi. È l’islamically correct il nostro virus. L’islamically correct è la versione aggiornata del politically correct, già a sua volta batterio maledetto del confronto politico, giornalistico e sociale.
Non è colpa dell’islam se la difesa del Crocefisso ha perso voce e forza: dov’è finita tutta quella indignazione che montò allorquando un signore di nome Adel Smith ne offese il suo senso religioso e anche sociale? Dove sono finiti tutti coloro che, di fronte a quella minaccia, s’indignarono?
Si sa, l’indignazione ha una scadenza più breve del latte fresco...
E dove sono finiti tutti quelli che dopo l’undici settembre mettevano il petto in fuori dicendo: siamo tutti americani? E quelli che dopo l’undici marzo, sempre con orgoglio fallaciano, ribadivano: siamo tutti spagnoli? E quelli che dopo il sette luglio dicevano: siamo tutti londinesi? Dove sono finiti tutti quelli che - a fronte di un attacco terroristico - dicevano che bisognava reagire senza se e senza ma? Nel paese reale ci sono ancora. Nei palazzi invece sono spariti. Ora mettono i puntini sulle “i”, parlano di se e di ma. Quello che dice Calderoli è giusto ma... Quello che scrive la Padania è giusto se...
Certa gente non cambia mai: siamo debolucci di costituzione. Non ne faccio una questione di partiti e di leader. La sinistra è la causa di tutti i mali del multiculturalismo. Il problema è quando la proposta di dare il voto agli immigrati viene da destra. Quando i se e i ma vengono da una coalizione cui la gente chiede rigore e fermezza.
Oriana Fallaci vende centinaia di milioni di copie scrivendo senza se e senza ma. Ne La rabbia e l’orgoglio, la giornalista ci metteva in guardia su quello che sarebbe accaduto. Ci sarà un perché se quando scrive lei il Corriere della Sera vende migliaia di copie in più. Il giudizio della Fallaci, dall’undici settembre in poi, non è cambiato di una virgola. Non si è spostato di un millimetro. Dirò di più: tutte le volte che lei scrive, anche da esponenti della Casa delle libertà è tutto uno sperticarsi di lodi e di elogi.
In questi anni, in tanti si sono portati in giro la signora Fallaci come la madonna del rosario.
Ora? Ora che l’attacco è giunto a noi, cosa accade? Accade che per due vignette, quelle stesse persone hanno perso la rabbia e l’orgoglio. Accade che l’islamically correct prevale, ci obbliga a fare i distinguo, ci impone di dare la precedenza a chi arriva da Oriente.
Ieri il Corriere della Sera ci informava di un tunisino fermato a Milano dalle forze dell’ordine perché sospettato di organizzare un attentato, perché sospettato di essere un kamikaze. Questo a Milano, pochissimi giorni fa. E noi montiamo un caso Calderoli!?!
Qualcuno dice: ha esposto gli italiani nel mondo a possibili attentati o violenze. Forse è il caso di ricordare al ministro Fini che lo erano già nel secondo successivo alla decisione di affiancare l’America nella guerra in Iraq. Così come lo erano e lo sono quei sacerdoti e missionari cristiani nei paesi musulmani, a prescindere dalle dichiarazioni o dalla maglietta di Calderoli. Siamo in pericolo? Certo, ma lo eravamo ieri come oggi. Ce lo siamo sempre detto che prima o poi sarebbe toccato a noi, qual è la novità? I proclami di Al Qaeda non parlano di Calderoli ma del governo che è entrato in guerra accanto agli americani.
Nessuno vuole sbattere la porta in faccia agli islamici, ma chi viene in Occidente deve rispettare le nostre regole e le nostre culture. Senza forzare nulla. Cosa che invece accade puntualmente con le comunità islamiche, uniche comunità religiose che, nella nostra storia, stanno tentando di scardinare (riuscendoci grazie alla nostra complicità, è bene ammetterlo) il sistema di valori del Paese che li ospita.
Milano deve restare Milano, non Milanistan! Torino deve restare Torino, non Torinistan. Treviso deve restare Treviso, non Trevisistan. Firenze deve restare Firenze, non Firenzistan! E se Bari, Napoli e Palermo non hanno questi problemi è perché la mafia li risolve in partenza: che piaccia o no, è così.
Vogliono venire? Vengano, ma rispettando le regole dell’ospitalità. Non vengono a casa nostra per dire se certe vignette si possono pubblicare o no, se certi film si possono girare oppure no, se certe canzoni si possono cantare oppure no. Non devo essere sempre io ad adeguarmi alle loro regole: fino a dieci anni fa, per fare la carta d’identità non c’erano deroghe al fatto che il volto fosse scoperto e ben individuabile. Sono arrivati i musulmani ed ecco che gli consentiamo di tenersi il velo. Fino a dieci anni fa, nessuno parlava di scuole coraniche, ora sì. Fino a dieci anni fa nessuno si sognava minimamente di togliere il Crocefisso dalle scuole, dai tribunali: ora tra un po’ lo dovremo togliere pure dalle Chiese...
L’assurdità ci sta passando sotto i nostri occhi ma l’islamically correct non ce le fa vedere. Perché l’islamically correct passa sopra le radici cristiane, passa sopra le minacce degli attentati, passa sopra lo scontro, passa sopra le tante moschee che stanno sorgendo. Digerisce tutto.
Abbiamo un bel difendere le identità, quando poi quello che ci manca è la dignità. G. Paragone- La Padania 19.2.06 (lapadania.com)

Se non avessi la certezza di aver visto coi miei occhi la provenienza di codesto articolo, penserei fosse un estratto dai soliti ciclostili della parte più agricola (non me ne abbiano gli agricoli con zero pretese politicanti) delle rappresentanze d'istituto del mio liceo. Invece è proprio un articolo pubblicato dal verdebianco quotidiano La Padania.
Non conosco bene la testata, non conosco l'autore del pezzo, indi non dovrei commentare, ma non ci riesco. Non conoscendo il background non dovrei esprimermi, vero, ma il cervello lavora a prescindere da questo. E sì lo ammetto, ho la stima per i padani non è altissima.
Parto con un complimento, l'espressione islamically correct non l'avevo mai sentita, e la trovo azzeccata.
Leggo:
Certo, possiamo star qui delle ore a dividerci se fosse giusto o sbagliato che un ministro indossasse una t-shirt raffigurativa le vignette della discordia. Facciamo allora così: quella maglietta la sostituiamo con un’altra, dove al centro c’è la nostra identità. Difendiamo le nostre radici. Non è una provocazione né - lo diciamo subito - la divisa di una crociata. Vediamo ora se qualcuno ha ancora voglia di montare polemiche pretestuose.
Eccomi! Sono io quel qualcuno! Innanzitutto complimenti per aver bandito l'ipotesi crociata, così lasciamo fuori la santa sede con le sue sante malefatte. Se, come sopra, al centro della t-shirt v'è la nostra identità, vuol dire che la nostra identità (presumo nazionale) si basa sulla negazione dell'identità di un' altra? C'est à dir che non siamo italiani d'estrazione cristiana, ma siamo non-mediorentali e non-islamici. Mmmh. E dire che mi sembra siano proprio gli estremisti del medioriente a identificarsi come non-americani, non-occidentali. Alchè, se le mie pochissime nozioni di logica mi supportano, una doppia negazione mi da un'affermazione, ergo... siamo tutti uguali!
Ho scritto cose pretestuose? Non credo. Sorvolo anch'io sul fatto che un ministro della Repubblica Italiana si sia divertito a mostrare una maglietta con una vignetta come certi ragazzi si divertono ad esporre le natiche dalle corriere, spavaldi e sicuri che la cosa finisce lì. Avete ragione, meglio non parlare di un episodio così basso.
Vado avanti
Ciò detto torniamo alla questione di fondo. Che è un’altra rispetto a quanto ho sentito nella convulsa giornata di ieri. Domando: non è che forse l’islam ci sta costringendo a mettere in discussione quel poco che ci resta dei nostri valori, della nostra identità e persino della nostra dignità, senza a sua volta aprirsi a quei parametri di democrazia che l’Occidente ha raggiunto
Ho letto bene? La forte Padania sente messi in discussione i propri valori? Premesso che ne abbia, ma non sarebbe il caso di preoccuparsi di territori, visto che, da come predicano, l'identità padana è verde anche nel midollo? Una religione a noi lontana può mettere in discussione "valori, identità e dignità"? Nel 21°secolo?
In effetti, se la propria identità non è definita, o mi si permetta la sparata, leggeremente romanzata come quella padana sì.
Proseguo con l'analisi. Credo di appartenere a quel gruppo di persone che dopo New york, dopo Madrid, dopo London, non si siano sentite tutte americane, spagnole o inglesi, perchè sono un cittadino del mondo. Mi sono sentito in pericolo, spaventato, incazzato e "vicino" almeno col cuore a chi stava soffrendo. Dovrebbe essere più importante questo che il solito gioco della dogana. Il terrorismo uccide le persone, poi le identità nazionali e/o religiose.
Oriana Fallaci vende centinaia di milioni di copie scrivendo senza se e senza ma. Ne La rabbia e l’orgoglio, la giornalista ci metteva in guardia su quello che sarebbe accaduto. Ci sarà un perché se quando scrive lei il Corriere della Sera vende migliaia di copie in più. Il giudizio della Fallaci, dall’undici settembre in poi, non è cambiato di una virgola. Non si è spostato di un millimetro. Dirò di più: tutte le volte che lei scrive, anche da esponenti della Casa delle libertà è tutto uno sperticarsi di lodi e di elogi.
In questi anni, in tanti si sono portati in giro la signora Fallaci come la madonna del rosario.
Riguardo alla Fallaci non credo sia diventata la madonna del rosario. Del suo sì, e forse di tutti quelli che la pensano così. Non dico che abbia scritto solo stupidaggini, assolutamente, ma ciò che ne viene fuori non mi sembra la penna della scrittrice che mi ha stregato da giovane, quando invece di leggere Hugo o Ulixes per scuola leggevo Un Uomo e Insciallah. Che poi la voglia di rivincita e la coscienza di qualcuno che scriva che sono tutti cattivi dia certezza e sfogo all'Italia può essere. Ma io non ho stima dell'italiano medio.
Lasciamo stare questa mia considerazione e andiamo avanti.
Ieri il Corriere della Sera ci informava di un tunisino fermato a Milano dalle forze dell’ordine perché sospettato di organizzare un attentato, perché sospettato di essere un kamikaze. Questo a Milano, pochissimi giorni fa. E noi montiamo un caso Calderoli!?!
Mi si scusi la mancanza di finezza, ma: che cazzo di paragone è? Perchè il tunisino avrebbe fatto più degli undici morti che ha fatto la maglietta dell'ex minsitro?
Qualcuno dice: ha esposto gli italiani nel mondo a possibili attentati o violenze. Forse è il caso di ricordare al ministro Fini che lo erano già nel secondo successivo alla decisione di affiancare l’America nella guerra in Iraq. Così come lo erano e lo sono quei sacerdoti e missionari cristiani nei paesi musulmani, a prescindere dalle dichiarazioni o dalla maglietta di Calderoli. Siamo in pericolo? Certo, ma lo eravamo ieri come oggi. Ce lo siamo sempre detto che prima o poi sarebbe toccato a noi, qual è la novità? I proclami di Al Qaeda non parlano di Calderoli ma del governo che è entrato in guerra accanto agli americani.
Ah, allora questa è una mia mancanza. Ho sempre creduto che la Lega non fosse contraria all'Iraq. E' vero siamo già in pericolo per evidenti scelte o alleanze sbagliate, per incompatibilità sociali o religiose, ma una cosa è il pericolo, un'altra la provocazione. E Calderoli ha provocato.
Divertente poi, il gioco dello scaricabarile governo/coalizioni/ex-coalizioni etc.
Nessuno vuole sbattere la porta in faccia agli islamici, ma chi viene in Occidente deve rispettare le nostre regole e le nostre culture. Senza forzare nulla. Cosa che invece accade puntualmente con le comunità islamiche, uniche comunità religiose che, nella nostra storia, stanno tentando di scardinare (riuscendoci grazie alla nostra complicità, è bene ammetterlo) il sistema di valori del Paese che li ospita.
Io, l'occidente un po' l'ho girato. A questo punto o sono testimonial della linea occhiali da sole della Rovagnati o forse non è proprio così. Non ho mai camminato per quartieri in cui una mia amica è stata delapidata per non avere il velo, non sono mai stato scansato da un marciapiede per un impeto di preghiera. Sarò un idealista, ma quelli descritti sopra voglio credere siano una minoranza, c'è chi rispetta regole e cultura, eccome. Le comunità che tentano di modificare le cose credo lo facciano in ottica interna, ossia per garantire i propri valori in mezzo a quelli generali, e se non sbaglio chi non sente intaccata la propria identità si chiama tollerante. Quando poi le azioni vengono a minare le leggi, i valori radicati, o limitano la libertà di chi non la pensa così, lì sì, si possono puntare i piedi. Ma sparare a zero sugli stranieri in Italia è come dire che noi siamo tutti mafiosi, che i cinesi sono tutti uguali, che gli svizzeri sono tutti pieni di soldi.
E poi la chicca:
Milano deve restare Milano, non Milanistan! Torino deve restare Torino, non Torinistan. Treviso deve restare Treviso, non Trevisistan. Firenze deve restare Firenze, non Firenzistan! E se Bari, Napoli e Palermo non hanno questi problemi è perché la mafia li risolve in partenza: che piaccia o no, è così.
Questa da dove arriva, dal bar Il Carroccio?
Vogliono venire? Vengano, ma rispettando le regole dell’ospitalità. Oh! Una cosa quasi sensata!
Non vengono a casa nostra per dire se certe vignette si possono pubblicare o no, se certi film si possono girare oppure no, se certe canzoni si possono cantare oppure no.
Quindi la Bertè è stata scartata a Sanremo per colpa degli isalmici?

Non devo essere sempre io ad adeguarmi alle loro regole: fino a dieci anni fa, per fare la carta d’identità non c’erano deroghe al fatto che il volto fosse scoperto e ben individuabile. Sono arrivati i musulmani ed ecco che gli consentiamo di tenersi il velo. Fino a dieci anni fa, nessuno parlava di scuole coraniche, ora sì. Fino a dieci anni fa nessuno si sognava minimamente di togliere il Crocefisso dalle scuole, dai tribunali: ora tra un po’ lo dovremo togliere pure dalle Chiese...
Guardi che mica le fanno fare la foto col velo (che poi usano le donne, lo sapeva?), non costringono in padanpargolo ad andare in una scuola coranica. Dal suo punto di vista non è preferibile una scuola "per loro" che un compagno di banco di nome Abdul?
E poi:
Art. 7: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Art. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
Concludo, affrontando l'ultimo trafiletto:
L’assurdità ci sta passando sotto i nostri occhi ma l’islamically correct non ce le fa vedere. Perché l’islamically correct passa sopra le radici cristiane, passa sopra le minacce degli attentati, passa sopra lo scontro, passa sopra le tante moschee che stanno sorgendo. Digerisce tutto.
Abbiamo un bel difendere le identità, quando poi quello che ci manca è la dignità.
L'assurdità è ritenere i nostri valori facilmente attaccabili e smantellabili, l'assurdità è credere che il problema sia una moschea, l'assurdità è ritenere che ad un popolo manchi la dignità.
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NCSP - non ci siamo proprio

A far esplodere la contestazione il comportamento del ministro Calderoli
che ha indossato in tv una maglietta con una vignetta su Maometto
Vignette, 11 morti durante la protesta
davanti al consolato italiano di Bengasi

<B>Vignette, 11 morti durante la protesta<br>davanti al consolato italiano di Bengasi</B>

BENGASI - Undici libici morti e 25 feriti a Bengasi, cittadina sul mare Mediterraneo nel golfo della Sirte a 1000 chilometri da Tripoli, durante una manifestazione di protesta davanti al consolato italiano. Una protesta contro l'iniziativa del ministro italiano per le Riforme, Roberto Calderoli, di indossare nei giorni scorsi una maglietta anti Islam sulla quale era stampata una delle vignette satiriche su Maometto. Il presidente del Consiglio Berlusconi si è detto totalmente in disaccordo con l'iniziativa di Calderoli, e ha chiesto le dimissioni del ministro leghista.

Ad assaltare il consolato, secondo quanto ha detto il console generale Giovanni Pirrello, raggiunto telefonicamente nell'edificio dove è stato portato dalla polizia assieme alla moglie e agli altri dipendenti, sono state "un migliaio" di persone: le forze dell'ordine, una sessantina di agenti, sono state praticamente travolte e non sono riuscite a contenere la protesta.

La manifestazione. I dimostranti a Bengasi sono arrivati a centinaia poco prima delle 17 davanti al consolato e hanno rotto il cordone di polizia che lo proteggeva, hanno dato fuoco a quattro automobili tra cui quella del console generale Giovanni Pirrello.

Hanno poi spaccato i vetri di molte stanze del piano terra, tentando di gettarvi dentro latte di benzina; hanno anche tentato di forzare la porta d'ingresso senza riuscirci. La polizia libica ha messo in salvo in un albergo il console e tutto il personale che si trovava all'interno: tra gli italiani non ci sono vittime.

"Hanno cercato di sfondare il portone del consolato con una specie di ariete e di appiccargli il fuoco, gridavano slogan contro gli italiani", ha raccontato Pirrello. "Hanno demolito la garitta della polizia libica, poi hanno incendiato quattro automobili nel parcheggio del consolato, tra cui la mia. Noi ce ne siamo andati quando è stato chiaro che c'era il pericolo che facessero irruzione nell'edificio", ha detto ancora.

All'interno del consolato è rimasto solo un addetto, l'italo-portoghese Antonio Simoeshgon Calves: "Stanno cercando di sfondare la porta. Potrebbero entrare da un momento all'altro. Arrivano da tutte le parti, come i funghi", ha raccontato Calves, contattato telefonicamente da Sky Tv. "Sono dovuto rimanere - ha spiegato Calves - per cercare di evitare che i dimostranti entrino. Se me ne fossi andato anch'io, nessuno avrebbe sbarrato le porte da dentro, sarebbero già entrati e avrebbero fatto a pezzi tutto".

In serata, attorno al Consolato Generale la folla si è riunita nuovamente. La polizia libica è però riuscita a disperderla. "La calma è tornata in tarda serata e il consolato è presidiato dalle forze dell'ordine" ha detto un portavoce dell'ambasciata italiana a Tripoli.

La condanna delle autorità libiche.
Un comunicato delle autorità della città di Bengasi, ripreso dall'agenzia libica Jana, "denuncia energicamente gli atti irresponsabili di quelle persone, che non esprime la moralità del popolo libico ed il suo comportamento civile e la sua fermezza nei confronti delle offese cui sono sottoposti l'Islam ed i musulmani, sia che si tratti di ciò che è stato pubblicato dalla stampa danese, o di ciò che è stato dichiarato dal ministro italiano per le Riforme".

Proteste anche a Herat e a Nassiriya. Sermoni di protesta per l'iniziativa del ministro Roberto Calderoli si sono tenuti oggi in diverse moschee, durante le preghiere del venerdì in Iraq e in Afghanistan, a Nassiriya e ad Herat, due città dove sono presenti i militari italiani. Ai sermoni, dai toni genericamente minacciosi, non è seguito alcun atto ostile nei confronti dei contingenti.

La protesta non scatenata da Calderoli? Tuttavia, l'ambasciatore italiano a Tripoli, Francesco Paolo Trupiano, ha escluso inizialmente che la protesta scoppiata a Bengasi sia stata innescata dall'iniziativa di Calderoli. Secondo il diplomatico, la manifestazione è partita da un sermone del venerdì "contro la pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto". "Ma non escludo che altri fattori a noi vicini abbiano potuto influire", ha detto in seguito Trupiano.

La versione dell'ambasciatore è confermata da Al Jazera: secondo quanto riferisce l'inviato della Tv araba, infatti, la manifestazione è iniziata lontano dal luogo nel quale si trova il consolato italiano e riguardava solo la protesta contro le vignette pubblicate dalla stampa danese. Alla fine del corteo, alcuni manifestanti avrebbero saputo delle dichiarazioni del ministro per le Riforme italiano, Roberto Calderoli, ed avrebbero deciso di dirigersi verso gli uffici della nostra rappresentanza diplomatica.

Nuove misure di sicurezza. Dopo le violenze a Bengasi, è stato disposto da intelligence e antiterrorismo l'immediato potenziamento della vigilanza nelle sedi istituzionali in Italia, comprese quelle di partiti politici, e nei consolati italiani all'estero.

In tarda serata Berlusconi si è riunito a Palazzo Chigi con il il vicepresidente del consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, per seguire l'evolversi della situazione a Bengasi.

(17 febbraio 2006- repubblica.it)


A questo punto, invito l'ormai ex-ministro Calderoli (che ringraziamo per aver fatto incazzare ancora di più gli estremisti) a farsi una bella passeggiata con la sua maglietta per le vie di Bengasi o di qualsiasi centro dell' Iraq, dell'Afghanistan, visto che rideva così tanto quando l'ha mostrata in tv.
Deficiente.
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