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venerdì, 14 luglio 2006
Maledetta Adsl Alice. Dovevo stampare un bel po' di cose x domattina, anzi x tra 5 ore e niente.
Volevo anche postare un due minchiate di saluto ma niente.
La chiusura x ferie è anticipata, se trovo uno spot wi-fi nell'isola aggiorno!
'notte!
Maledetta Adsl Alice. Dovevo stampare un bel po' di cose x domattina, anzi x tra 5 ore e niente.
Volevo anche postare un due minchiate di saluto ma niente.
La chiusura x ferie è anticipata, se trovo uno spot wi-fi nell'isola aggiorno!
'notte!
giovedì, 13 luglio 2006
Trieste, camera mia, h. 2.33
E così anche la mia permanenza marittima volge quasi al termine. Quasi, perché ho già deciso che qua ci devo tornare, non è casa, ma va benissimo proprio per quello. E poi come ho detto mi sento zingaro, mi piace l’idea di avere una base fissa e più rifugi in giro per il mondo.
Due settimane, volate. Due settimane da universitario come non facevo da troppo tempo.
Eh sì, per assecondare la coscienza ho fatto proprio una cazzata a lasciare questa città, ma non ho rimorsi. Evidentemente dovevo farlo, e poi lo sapete che spesso procedo per errori. Errore non proprio tale, perché è stato un anno e mezzo carico, in positivo e in negativo, un periodo che serviva per riassestare me. E poi suvvia, la Cappella Sistina non è che la restauri in quindici giorni…
Settembre non è poi così lontano, i problemi al momento non paiono così insormontabili.
Mi sembra di fare l’ultima puntata della stagione, con le somme che si tirano e i ringraziamenti di rito. Per farvi capire che nell’ottica di cambiamenti certe cose rimangono le stesse, comincio col ringraziare me. Perché al punto in cui ero arrivato non credevo di potercela fare. O forse erroneamente credevo di potercela fare con meno sforzo, e in meno tempo. Ma come dice la pubblicità dello shampoo, io guardo al risultato (capite perché mi preoccupa l’influenza delle corporations nelle nostre, nella mia vita? Parlo come uno spot…e sai che novità….)
Non ho risolto tutto, non ho infinite certezze, ma ho imparato che va bene così.
Nemmeno riesco a capire tutto, ma ho imparato a riconoscere i miei limiti e a non far miei diventare quelli degli altri.
Non assolutamente chiaro cosa farò domani, ma da scavezzacollo trovo la cosa interessante.
Non giro più con l’agenda, perché ho imparato che i giorni li faccio io.
Non credo né pretendo che tutti la vedano a Fiume, ma ho imparato che insieme è più facile.
Adesso mi viene un po’ da ridere.
Queste 5 frasi sono proprio filosofia, con tutte le cose che ho scritto contro i filosofi mentre studiavo. Però sono la mia filosofia, e non ve la impongo né vi chiedo di studiarla. Sono uno che comunica, e credo nella forza del condividere, ormai lo sapete.
Insomma, non credevo nemmeno di poter riassumere un anno e mezzo di dr.Jeckill e Mr.Hide, di Incroci, di Onde, di Talpe e Gatti, di Fiumi e Ruscelli, di Armature e mani tese. Eppure l’ho fatto.
Concludo per dar spazio anche alla parte cialtrona del sottoscritto prima della partenza, ringraziando chi c’è stato, chi c’è.
Andre
Hai presente la sigaretta col mal di pancia?
Quella che fumi preoccupato, non nervoso.
Ho appena finito di guardare The Corporation, documentario sulle famose scrittine Inc. che guardiamo dopo i nomi dei vari brand.
Già No Logo mi aveva scandalizzato ai tempi, ma vedere le cose senza andarle a cercare su internet fa sempre un altro effetto. Un effetto preoccupante.
La personalità giuridica della corporation è la chiave dei disastri umani ed ecologici che fingiamo di non vedere. Non voglio fare propaganda, non è il posto giusto né sono io la persona più adatta a farlo, perché potrebbe accadere che io una campagna per una Inc. mi ritrovi a farla.
Ho scoperto trame allucinanti, soprattutto quella legata alle banche del genoma umano, che le imprese cercano di poter brevettare, a quanto l’IBM sia stata strumento fondamentale nel delivery delle vite nel nazismo, sul perché è nata la Fanta. Una cosa che sto usando per scrivere e un’altra che ho bevuto ieri. Fa un po’ pensare, e ve lo dice uno che ai boicottaggi non crede più di tanto, perché se dovessimo cominciare a boicottare tutti i prodotti “infangati” mangeremmo solo la rucola del nostro giardino (e non è detto che non ci sia qualcosa dietro alle semenze).
L’interesse per i problemi legati alla globalizzazione è scemato in questi anni, e mi sa che abbiamo fatto un gran errore. Perché non stiamo facendo un gran che per risolvere la cosa. Non dico negarla o eliminarla, perché la globalizzazione non è unicamente negativa, ma andrebbe ridimensionata, c’est à dir che le organizzazioni governative dovrebbero smetterla di chiudere gli occhi. Ma se lo fanno è anche perché l’opinione pubblica è troppo presa da altro, e questo altro purtoppo non è sempre di così gran livello umano.
Mi ci metto dentro anch’io, che pur essendo tra quelli che sanno che c’è dietro non faccio molto, o forse niente.
Ho molti interrogativi, ma soprattutto una notevole preoccupazione per il futuro. Stiamo veramente ammazzando il pianeta, stiamo veramente affidando le sorti mondiali ad un cda?
Una delle soluzioni proposte a livello ambientale, e la più applicabile per non cadere nella contraddizione della nostra società di consumo è quella di rendere le industrie sostenibili, indipendenti dalla Terra. Il casino è che i costi e gli interessi trasversali sono veramente tanti. Per fare un esempio spiccio non presente nel film, l’auto a idrogeno è pronta, ma stiamo tutti pagando la benzina quasi 1.4€ al litro. E dire che il petrolio finirà, e nonostante questo l’industria ci propone macchine sempre più assetate (440 cv hanno sete, alla faccia tecnologia).
Non credo che domani mi iscriverò a qualche gruppo attivista o che smetta di fare benzina (devo pur sempre tornare a casa, sempre che la macchina parta), ma almeno il documentario mi ha smosso qualcosa. Sarà mica la coscienza? Mah…
Guardatelo, ci saranno un sacco di cose che non condividerete, altre che vi troveranno d’accordo, altre che vi metteranno un po’ in allerta. Però va visto, poi in caso ne riparliamo a botte di commenti e controcommenti.
Un grazie a Raitre per aver trasmesso (ovviamente a mezzanotte) qualcosa da non guardare con la solita lobotomia che dobbiamo usare per comprendere i messaggi di Lucignolo o i sondaggi dell’Italia sul Due Estate, “Lei usa le protezioni solari?”
mercoledì, 12 luglio 2006
No no, non ci siamo.
Ieri pago 526,06 euri di assicurazione (badi bene signora, la seconda rata, non il totale), così dico definitivamente addio alle vacanze indipendenti e buongiorno alla bancarotta.
Non mi incazzo (insomma...).
Lunedì sera quella stronza di macchina decide che dopo due ore di sosta ne farebbe anche una terza, e così non parte.
Non mi incazzo.
Stamattina la vado a prendere e:
non parte.
è in riserva (20€ fatti il giorno prima).
Mi girano le balle.
Ma non mi incazzo.
Meno tre alle vacanze, meno tre alle vacanze.
E TANTI AUGURI ANCHE A MIA SORELLA VALE CHE NE FA 20!
martedì, 11 luglio 2006
AUGURI A NONNA DIVA PER I SUOI 86 ANNI!
Buonanotte. Impegni fastidiosi mi trattengono qua fino a domani mattina, così finalmente posso ricominciare coi miei amati post notturni. All'uni ho la connessione wi-fi (per ben 2 ore a sessione, mavaffanq) che mi permette sì di usare il mio notebook, ma come faccio a sviscerarmi l'anima in mezzo a nerd e matricole troniste? Non ce la faccio! Che dire, anzi, da dove cominciare non so, ma come diceva Manfredi, m'accompagno da me e e inizio. Lunedì se n'è andato e come non succedeva da tempo ha minato nell'ultima parte alla mia instabile stabilità. Fastidiose discussioni, film magone, la mia amatissima macchina che ha detto no al colesterolo e alla partenza dopo 2 ore di sosta, due canzoni tagliacuore appena ho acceso il computer (che ho subito rispento sino adesso). Ma ho vinto io, non ho ceduto al lunedì. Un'ondata di zen non mi ha fatto incazzare per niente degli impedimenti, che però funziona solo con cose inanimate. Devo ancora lavorare sui rapporti intrapersonali, soprattutto familiari. Qui ancora non ci siamo, sono scappato per 2 settimane a Trieste, porto che una volta era costrizione e adesso è libertà. Incredibile come si arrivi ad aprrezzare un posto odiato per sciocca gioventù e voglia di arrivare, bruciare i tempi. Sarà brutto da dire, ma là sto bene soprattutto perchè sto per conto mio, non mi faccio vivere le giornate da Sky, le cose sono veramente più vivibili. E' una delle più evidenti contraddizioni del sottoscritto, la tendenza ad essere un solitario corrisposta dal bisogno di stare in mezzo alla gente. Non ho ancora capito perchè, ma è così. Sono uno zingaro urbano, più giro e più sto meglio, più mi fermo in un posto più mi sento soffocare. Devo imparare a volgere la cosa a mio favore, un po' lo sto facendo e funziona. E' vero, come mi è stato detto oggi, devo risolvere i miei rapporti per non portarmeli dietro a vita, ma credo che le cose si debbano risolvere tra coinvolti, non da solo. La cosa che mi fa più incazzare è che non ci riesco, è come se le persone coinvolte nei miei fastidi parlassero una lingua e io un'altra. E dire che bene o male ne parlo 4. Boh. Decisionista e rompiballe per le cose cui tengo questo è un problema, perchè mi sento forte, in grado di risolvere un sacco di cose, al punto da trovare il coraggio di scriverlo, alla faccia della sfiga, che appena leggerà prenderà provvedimenti. Già, la sfiga, che discorso idiota. (e due, qua le provocazioni si fanno preoccupanti) Forse devo ricalibrare la mia posizione in questa pazza famiglia, perchè al momento mi sento abbastanza imbuto dello scroscio di altrui emozioni. Per fare un esempio, la settimana scorsa, mentre aspettavo con mio papà il carroattrezzi mi sono dovuto sorbire venti minuti di suoi pensieri sugli intoppi scolastici di mia sorella. E mi sono girate le balle, perchè poi mette in mezzo anche mia mamma e blablabla. Più che per questo, che rappresenta un limite per un pluricinquantenne, mi ha fatto incazzare non poco il fatto che le abbia sentite io al posto di Vale. Ma io che cazzo c'entro? St(av)o facendo su e giù ogni giorni ammazzandomi sui libri, ok, il mio dovere, ma minchia, apprezza, valorizza il buono e ridimiensiona il brutto del presente. Te lo devo dire io che ho meno della metà dei tuoi anni? Non credo, e se sbaglio... no, non credo di sbagliare in questo discorso. Se il problema è tra due persone, che lo risolvano, visto che si può. Non è mio ruolo fare da altoparlante, tramite o ambasciatore. Posso immischiarmi con piacere, ma dopo a mo' di opinionista da striscia pomeridiana, a discorso fatto. O come moderatore, ma ciò presume che le parti in questione si parlino. Questo mi fa incazzare. Se poi sviscerando si evince un problema di comunicazione al pubblico interno, beh, a uno che di comunicazione ne sa qualcosina, girano le balle. E' vero, far parte di una famiglia non è solo andare a cena o in vacanza, ma a me questo modo di fare non piace. Sia chiaro, non ho problemi esistenziali con nessuno, critico la modalità, la situazione creatasi. Basta, ho esaurito le cartucce su questo argomento, passo al prossimo.
Il nonno. Mi fa incazzare e lo capisco al tempo stesso. Più che lui mi fa incazzare la sua vecchiaia (che brutto termine) che lo riduce così. Perchè vedere qualcuno a cui vuoi bene che si lascia andare fa senza dubbio incazzare. Però, come dicevo, lo capisco. Capisco che uno a 82 anni possa dire di essere stufo, stufo delle medicine, stufo dell'indipendenza che se ne va, stufo degli acciacchi. Insomma, siamo noi a gestire (per quanto possibile) l'andamento della nostra vita praticando delle scelte, che ben di rado accettano l'esistenza della via di mezzo, del grigio contrapposto al bianco o al nero. E così, mio nonno può scegliere di gestire i suoi giorni come gli gira. E lo fa, in un modo che io proprio non comprendo appieno, ma che so non essere stronzeria tout court, ma esser dettato da questa conclamata vecchiaia. Perchè forse farei anch'io così. Essere libero, anche di mandare tutto a puttane. Il problema sorge però nel non considerare (involontariamente) le emozioni e i sentimenti di chi ti sta accanto, perchè se sono qui a scrivere, vuol dire che ha gestito la sua esistenza in un determinato modo, che è la negazione, l'esatto contrario di quello che sta facendo adesso. Lo strozzerei ogni volta che penso alla scelta di isolarsi, di vivere in quella stronza sordità che ormai è del 90% (in verità 80 più 10 di filtro informazioni volontario suo) che tra i problemi è forse il più risolvibile, visto che l'ing. è dotato di apparecchi acustici (suo acquisto) che deliberatamente sceglie di boicottare o rendere inutilizzabili. Sarà che io odio urlare ad ogni pranzo, any given sunday. A parte questo, non credo che non sentire giovi ad una persona che sta camminando ormai sola da tre anni, da quando la nonna è stata portata via dalla malattia. Non guardare il tg, non asoltare il cd che gli ho regalato col cuore con canzoni introvabili ma che volevo gli ricordassero i viaggi che ha fatto. Insomma, non credo sia un plus in questa situazione. Ma forse sono i miei ventanni a scrivere questi non capisco. Perchè mi fanno dire echeccazzo, fanculo al fatalismo, cerchiamo di risolvere ciò che dipende da noi. Il resto...amen. E siamo sempre al solito punto, cioè il fastidio per non sapere come gestire una situazione. A me dispiace vederlo così, non è da lui. Grrr...
 photo by mts phography dept, all rights reserved.
giovedì, 06 luglio 2006
Sapete che la Moi, Tout Simplement ripudia il mondo del calcio e il fatto di vedere 22 miliardari che corrono dietro ad un pallone, ma quando ci sono i mondiali, ci tuffiamo con piacere nell'atmosfera dell'italiano medio(cre). Tuttavia, un post sul calcio (il primo da quando abbiamo aperto questa baracca) ci sta. E' in risposta ai simpatici quotidiani tedeschi che hanno dato prova di intelligenza e fairplay (vocabolo a noi nuovo, ma che ci sta) con copertine e articoli, che ci vedevano mammoni, parassiti, mafiosi e quant'altro. Copio e incollo. Un editoriale paragona i calciatori italiani a tipi da spiaggia capaci di vincere solo con i trucchetti. Ma non contro i tedeschi "Italiani, i soliti parassiti" Spiegel prepara la semifinale "Mammoni, viscidi e perennemente stanchi, non andrete lontano" Poi una nota della redazione: "Scusate, una frase va oltre la satira" di CRISTINA NADOTTI
ROMA - Magari vuol essere sottile tattica psicologica, sotto forma di ironico articolo tratteggiato a "fil di penna". Ma l'ultima tirata del settimanale tedesco Der Spiegel sui vizi degli italiani, in questo caso dei calciatori, sa solo di ennesima raccolta di luoghi comuni. Con qualche aggettivo di troppo, che alla fine diventa proprio un insulto: del resto è indimenticabile quella copertina che Der Spiegel dedicò all'Italia durante gli anni di piombo, nel 1977: una pistola sopra un piatto di spaghetti. Il pretesto, questa volta, lo dà il rigore rimediato ieri al 95' contro l'Australia da Fabio Grosso, e trasformato da Totti: l'editorialista Achim Achilles paragona i nostri calciatori ai tipi da spiaggia che incontra in vacanza sull'Adriatico, ai tanti "Luigi" "forme di vita parassitarie", mammoni "maligni" che sfruttano le donne e sanno solo lamentarsi. La didascalia alla foto del pezzo, Francesco Totti che mima il ciucciotto, la dice lunga: "Totti si succhia il pollice: questo è normale negli uomini italiani".
Dopo la descrizione delle qualità negative degli italiani, il giornale tedesco, nell'edizione online, dà già per scontato che gli azzurri batteranno ai quarti "gli scalcianti taglialegna che vengono dall'Ucraina" (complimenti anche per loro, come si può notare), che la Germania batterà a sua volta l'Argentina e che a quel punto si regoleranno "un paio di conti aperti". Per arrivare a dire che la Germania batterà l'Italia in semifinale e che il gioco impostato da Lippi non gli piace, Achilles tira fuori di tutto. E dire che è una firma sportiva di "Der Spiegel", autore di un libro sulla sua esperienza di maratoneta amatoriale, titolare di una rubrica sui mondiali, "Achilles' Spezial", molto seguita. Purtroppo per lui anche da italiani che vivono in Germania, che non hanno preso bene la sua ironia e hanno scritto a Repubblica.it e-mail indignate. Anche alla redazione del giornale tedesco devono essere arrivate parecchie proteste, tanto che in serata dall'articolo viene tolta la frase sugli italiani "forme di vita parassitaria" e appare una nota, tradotta anche in italiano, con la quale si chiede scusa e si sottolinea l'intento satirico dell'articolo. In seguito il pezzo viene cancellato, tolto dal sito. Ma il grosso resta.
In effetti già il titolo non lascia dubbi sulle opinioni di Achilles: "Viscido e insudiciato" si riferisce al passaggio del turno dei nostri azzurri, ottenuto, secondo l'editorialista con i soliti trucchetti, con un rigore "discutibile", da calciatori che ricordano i tipi da spiaggia perennemente affaticati che millantano molto e sono dei buoni a nulla. Ma untuoso, capace di vincere solo in maniera sporca appare nella descrizione del giornalista l'italiano tipo: un punto di vista davvero opinabile, soprattutto perché esplicitato in maniera del tutto superficiale dopo l'osservazione del tipo da spiaggia dell'Adriatico, che, se anche rispondesse alla descrizione, è davvero scorretto assimilare al "tipico italiano". "L'uomo italiano, chiamiamolo Luigi Forello - scrive Der Spiegel - è una forma di vita parassitaria", non può vivere senza un animale ospite "dal quale succhia più che può". "Luigi Forello - è l'opinione del giornalista tedesco - è perennemente impegnato a mostrare il suo bisogno di aiuto. Se non si chiama Luigi, si chiama Andrea o Luca, ma l'atteggiamento non cambia".
"Il suo obiettivo primario nella vita è l'ostentazione continua di affaticamento - scrive Achilles - e il suo animale ospite preferito è "La Mama", la sua nutrice tettona che gli lava i calzini e gli cucina ogni giorno la pasta con un bel sugo denso". E via a descrivere l'italiano mammone che sta a casa fino a 30 anni, poi si sposa e trasforma una "bella ragazza" in un'altra mamma tettona alla quale non presta alcuna attenzione, impegnato com'è a lucidare la sua Fiat e parlare di auto. Ma è nello sport che si manifesta meglio tutta la perfidia insidiosa del "Luigi", "come milioni di persone possono vedere ogni anno sull'Adriatico". Ed ecco la descrizione del gioco italiano, che Achilles fa tratteggiando le mosse del tipo da spiaggia che si concede al pubblico dopo una lunga serie di riti vanesi. "Cammina impettito in giro per ore, per giocare alla fine massimo cinque minuti - scrive Achilles - Salta come un cretino tutt'intorno, sbraita come ha visto fare in tv, preferisce giocare la palla a terra in modo da colpire meglio le ossa degli altri".
Tralasciamo la descrizione del bellimbusto che infine si butta in mare per attirare l'attenzione delle signorine (meglio se turiste tedesche, ammette il giornalista). Alla fine dell'articolo la metafora viene spiegata. "Quel che è accaduto ieri non è dunque inusuale - chiosa Achilles - Grosso è caduto in area di rigore e sogghignava mentre era ancora in volo. Il non meno viscido Totti ha trasformato il rigore contro l'Australia, poi si è succhiato il pollice. E' andata come sempre. Venerdì saranno gli scalcianti taglialegna dell'Ucraina ad essere oliati e impastoiati. Così, seppur buoni a nulla, gli italiani arriveranno di nuovo fino alla semifinale. Ma poi, cari Luigi, non sarà sempre domenica. Noi abbiamo ancora un paio di conti aperti dall'ultima vacanza italiana". L'unica risposta all'articolo di Der Spiegel può darla il campo. Sempre che in semifinale ai "Luigi" non tocchi l'Argentina. (repubblica.it)
Non riesco a trovare le copertine dei giorni passati, quelli che ci dicevano "andrete a casa" in occasione dell'incontro tra le nostre squadre, perdincibacco. Alla fine, battuti in casa, loro per tornarci possono anche andare a piedi. Noi a Berlino ci andiamo in Volkswagen (vetture ufficiali della nazionale per i non adepti).
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