Due giorni fa ero dai miei, in una casa rigorosamente no smoking. Quindi per fumare sono dovuto andare nella smoking area preposta, la terrazza. Ah la terrazza, punto casalingo di contatto con l'esterno, 30mq di spazio rubato all'universo, apertura al blu infinito pieno di piccoli puntini luminosi.
Mi siedo, appoggio i piedi alla ringhiera e accendo la mia sigaretta. Lo scrocchiare della carta al contatto con l'accendino mi illumina un ricordo di me e te al mare, che l'autodifesa aveva cancellato.
Le stelle non erano le stesse ma molte di meno, però sul mio viso ho risentito la stessa brezzolina di quella notte in cui nulla accadde, ma in cui capii che avevo bisogno di qualcuno vicino a me, che mi piaceva avere qualcuno vicino a me.
Era bello, tu conoscevi le stelle, mi indicavi dove guardare e io non capivo niente. Mi sentivo anch'io un puntino luminoso a mezza strada tra il mare aperto e il blu infinito. Mi piace quando avverto lo scambio, quando qualcuno mi insegna qualcosa di vecchio, ormai inusitato, affascinante e soprattutto reale, vero, senza internet di mezzo.
E così noi, come le stelle, che sembrano ma non sono vicine, coi loro disegni che hanno affascinato, guidato, stregato l'essere umano da sempre, accentuando l'insoddisfazione di non poter volare, di essere infinitesimali nell'universo, di sentirsi più spinti verso l'alto che attratti verso il basso.
Il parallelo continua la rotta nella mia testa bacata, le stelle non sono luminose, ma ci sembrano così perchè riflettono la luce del sole, come noi microscopici esseri umani. Il nostro tragitto mi pare un continuo turbine, una danza a tentoni attorno al nostro sole, un vortice viscerale che ci piace chiamare amore, ma che come il sole, brucia da migliaia di anni. Non c'è nulla da fare, quel sole ci illumina, ci permette di vederci, ci permette di entrare in collisione, consentendoci così di smuovere tutte le particelle atomiche di un big bang che crea qualcosa di nuovo, che unisce due cose per generarne una sconosciuta, affascinante, inesplorata. In continuo movimento, in continua evoluzione, in continua scoperta.
Oppure è una collisione veloce, uno scossone che lascia una scia che fa esprimere un sacco di desideri a chi sta con il naso all'insù in riva al mare, che molto probabilmente non si realizzaranno come non s'è realizzato il mio. Tuttavia mai si potrà dire che quella scia non sia servita a nulla, la parabola di emozioni e aspettative è comunque un big bang che lascia il segno, che avvera il mio desiderio non espresso: continuare a crederci, nonostante da questa finestra di una grigia Milano di novembre si veda solo una luce soffusa tra il giallo e il viola.
Mi siedo, appoggio i piedi alla ringhiera e accendo la mia sigaretta. Lo scrocchiare della carta al contatto con l'accendino mi illumina un ricordo di me e te al mare, che l'autodifesa aveva cancellato.
Le stelle non erano le stesse ma molte di meno, però sul mio viso ho risentito la stessa brezzolina di quella notte in cui nulla accadde, ma in cui capii che avevo bisogno di qualcuno vicino a me, che mi piaceva avere qualcuno vicino a me.
Era bello, tu conoscevi le stelle, mi indicavi dove guardare e io non capivo niente. Mi sentivo anch'io un puntino luminoso a mezza strada tra il mare aperto e il blu infinito. Mi piace quando avverto lo scambio, quando qualcuno mi insegna qualcosa di vecchio, ormai inusitato, affascinante e soprattutto reale, vero, senza internet di mezzo.
E così noi, come le stelle, che sembrano ma non sono vicine, coi loro disegni che hanno affascinato, guidato, stregato l'essere umano da sempre, accentuando l'insoddisfazione di non poter volare, di essere infinitesimali nell'universo, di sentirsi più spinti verso l'alto che attratti verso il basso.
Il parallelo continua la rotta nella mia testa bacata, le stelle non sono luminose, ma ci sembrano così perchè riflettono la luce del sole, come noi microscopici esseri umani. Il nostro tragitto mi pare un continuo turbine, una danza a tentoni attorno al nostro sole, un vortice viscerale che ci piace chiamare amore, ma che come il sole, brucia da migliaia di anni. Non c'è nulla da fare, quel sole ci illumina, ci permette di vederci, ci permette di entrare in collisione, consentendoci così di smuovere tutte le particelle atomiche di un big bang che crea qualcosa di nuovo, che unisce due cose per generarne una sconosciuta, affascinante, inesplorata. In continuo movimento, in continua evoluzione, in continua scoperta.
Oppure è una collisione veloce, uno scossone che lascia una scia che fa esprimere un sacco di desideri a chi sta con il naso all'insù in riva al mare, che molto probabilmente non si realizzaranno come non s'è realizzato il mio. Tuttavia mai si potrà dire che quella scia non sia servita a nulla, la parabola di emozioni e aspettative è comunque un big bang che lascia il segno, che avvera il mio desiderio non espresso: continuare a crederci, nonostante da questa finestra di una grigia Milano di novembre si veda solo una luce soffusa tra il giallo e il viola.



