Ci sono cose che non possono rimanere confinate in uno stitico status. E quindi, mi sfogo.
La mia carriera scolastica sta finalmente giungendo al termine. Purtroppo, anche al penultimo esame (che grazie ad un'andreata ho superato superando ogni previsione di voto) ho avuto la conferma di quanta strada ci sia da fare in quella che qualcuno chiama Alta Formazione Universitaria.
Non ho mai avuto un buon rapporto con chi si pone nei confronti degli altri evidenziando e sfruttando disparità dovute dalla posizione. Fin dalle superiori facevo parte del gruppo "è intelligente ma non si applica". E non me ne è mai fregato niente. Il liceo che ho frequentato, mi ha subito fatto capire che non vieni giudicato per quello che sai o per il tuo potenziale. Ma per questioni personali che frullano nella testa di qualcuno che ha il potere di un registro. Sono stato etichettato, con eleganza davanti a tutta la classe, "nullità assoluta" dal mio prof di matematica, e "malato di eterodossia" dal mio prof di storia dell'arte. Quella volta, purtroppo, non avevo la stronzeria che mi contraddistingue ora per rispondere. La lezione era questa: non devi pensare, mettiti in fila e zitto. E non ti devi esprimere: ricordo la prof di inglese, che mi puniva con un 6 e un "try to be serious", perchè quegli esercizi da pappagalli scriventi erano di gran lunga distanti dalle mie (permettetemelo) dismostrate capacità nella lingua, e inventavo le scenette sul present continuous.
Al chè, uno spera di rifarsi all'università. A Trieste, il corso di comunicazione aziendale era come una polpetta del macellaio: ci mettiamo dentro tutto. Perchè, vi chiederete voi? Perchè, a parte 2 casi su 21 esami dati, i docenti non avevano la minima idea di cosa fosse comunicare, ma soprattutto nessun interesse se non fosse tener salda la cattedra. Approfondire un argomento voleva dire ricevere un "io dico che non è così e basta". Esporre le proprie motivazioni a un sociologo in sovrappeso voleva dire "dammi il libretto, 24" Anticipare un trend in marketing voleva dire essere bocciati, "perchè non succederà mai". Studiare psicologia voleva dire stare lontani anni luce da ogni implicazione comunicativa, ma sapere tutto su come far ragionare una macchina. Fare un corso di informatica voleva dire imparare a fare le tabelle con excel. E oltre a inglese1,2 spagnolo 1,2, ti dovevi fare il test prelaurea "per verificare le tue conoscenze" o non ti laureavi.
Benissimo, me ne vado a fare la specialistica in un'accademia a numero chiuso, per di più privata. E devo dire che mi ha insegnato molte cose, nonostante un catalogo di personaggi mica da poco. Dalla capello unto che si presenta con "io sono un'artista", al "a te non ti do la lode perchè non avevi la cravatta nel filmato", al "vi do 28 perchè le tavole non sono mai arrivate a londra" (cosa non vera), all'odierno discorso su frocioni, slave e inutili diritti umani.
Ora, alla luce del mio 37° esame in vista del 38° mi viene da dire: avete rotto. Professionisti affermati (or sort of) dovrebbero elargire (comunicare è troppo mi sa) le conoscenze a gente che si fa un mazzo così, che ci crede, che cerca di non pensare che allora hanno fatto meglio gli altri che hanno scelto di non studiare, che alla nostra età sono indipendenti economicamente e già con le mani in pasta nel mondo del lavoro. Non ho investito 2 anni di retta, fatica, affitto, clausura per avere una fede cieca nelle parole di qualcuno. Ho investito per espandere la mente, capire, imparare, provare a fare. E sebbene, ripeto, mi sia piaciuto quello che ho fatto, sono stufo e stanco di queste masturbazioni cerebrali, evidenti proiezioni di un io non risolto e instabile, di una vista annebbiata dai soldi e dalla consapevolezza di metterla nel culo perchè sei solo uno studente con nulla da dire. Ma se la critica al non aver niente in testa o idee ottuse arriva da voi, cari miei, mi fate ridere. ridere tantissimo. Il fallimentare progetto educativo che pensate di portare avanti ci ha resi così caproni, svogliati, disinteressati come dite voi. Perchè voi ci avete portato a ragionare così. E' una chiara logica di rinforzo nella comunicazione. Ci avete portato a essere dei numeri di matricola nelle scuole pubbliche e dei numeri di iban in quelle private, avete tarpato le ali o azzerato la comunicazione, lo scambio, per ragioni che vanno oltre ogni mia concezione dell'insegnamento.
Una volta mi arrabbiavo un sacco, ora non me ne frega più niente. Perchè grazie al cielo, ma soprattutto al mio cervello e allo scudo anticazzate, non sono come voi.
La mia carriera scolastica sta finalmente giungendo al termine. Purtroppo, anche al penultimo esame (che grazie ad un'andreata ho superato superando ogni previsione di voto) ho avuto la conferma di quanta strada ci sia da fare in quella che qualcuno chiama Alta Formazione Universitaria.
Non ho mai avuto un buon rapporto con chi si pone nei confronti degli altri evidenziando e sfruttando disparità dovute dalla posizione. Fin dalle superiori facevo parte del gruppo "è intelligente ma non si applica". E non me ne è mai fregato niente. Il liceo che ho frequentato, mi ha subito fatto capire che non vieni giudicato per quello che sai o per il tuo potenziale. Ma per questioni personali che frullano nella testa di qualcuno che ha il potere di un registro. Sono stato etichettato, con eleganza davanti a tutta la classe, "nullità assoluta" dal mio prof di matematica, e "malato di eterodossia" dal mio prof di storia dell'arte. Quella volta, purtroppo, non avevo la stronzeria che mi contraddistingue ora per rispondere. La lezione era questa: non devi pensare, mettiti in fila e zitto. E non ti devi esprimere: ricordo la prof di inglese, che mi puniva con un 6 e un "try to be serious", perchè quegli esercizi da pappagalli scriventi erano di gran lunga distanti dalle mie (permettetemelo) dismostrate capacità nella lingua, e inventavo le scenette sul present continuous.
Al chè, uno spera di rifarsi all'università. A Trieste, il corso di comunicazione aziendale era come una polpetta del macellaio: ci mettiamo dentro tutto. Perchè, vi chiederete voi? Perchè, a parte 2 casi su 21 esami dati, i docenti non avevano la minima idea di cosa fosse comunicare, ma soprattutto nessun interesse se non fosse tener salda la cattedra. Approfondire un argomento voleva dire ricevere un "io dico che non è così e basta". Esporre le proprie motivazioni a un sociologo in sovrappeso voleva dire "dammi il libretto, 24" Anticipare un trend in marketing voleva dire essere bocciati, "perchè non succederà mai". Studiare psicologia voleva dire stare lontani anni luce da ogni implicazione comunicativa, ma sapere tutto su come far ragionare una macchina. Fare un corso di informatica voleva dire imparare a fare le tabelle con excel. E oltre a inglese1,2 spagnolo 1,2, ti dovevi fare il test prelaurea "per verificare le tue conoscenze" o non ti laureavi.
Benissimo, me ne vado a fare la specialistica in un'accademia a numero chiuso, per di più privata. E devo dire che mi ha insegnato molte cose, nonostante un catalogo di personaggi mica da poco. Dalla capello unto che si presenta con "io sono un'artista", al "a te non ti do la lode perchè non avevi la cravatta nel filmato", al "vi do 28 perchè le tavole non sono mai arrivate a londra" (cosa non vera), all'odierno discorso su frocioni, slave e inutili diritti umani.
Ora, alla luce del mio 37° esame in vista del 38° mi viene da dire: avete rotto. Professionisti affermati (or sort of) dovrebbero elargire (comunicare è troppo mi sa) le conoscenze a gente che si fa un mazzo così, che ci crede, che cerca di non pensare che allora hanno fatto meglio gli altri che hanno scelto di non studiare, che alla nostra età sono indipendenti economicamente e già con le mani in pasta nel mondo del lavoro. Non ho investito 2 anni di retta, fatica, affitto, clausura per avere una fede cieca nelle parole di qualcuno. Ho investito per espandere la mente, capire, imparare, provare a fare. E sebbene, ripeto, mi sia piaciuto quello che ho fatto, sono stufo e stanco di queste masturbazioni cerebrali, evidenti proiezioni di un io non risolto e instabile, di una vista annebbiata dai soldi e dalla consapevolezza di metterla nel culo perchè sei solo uno studente con nulla da dire. Ma se la critica al non aver niente in testa o idee ottuse arriva da voi, cari miei, mi fate ridere. ridere tantissimo. Il fallimentare progetto educativo che pensate di portare avanti ci ha resi così caproni, svogliati, disinteressati come dite voi. Perchè voi ci avete portato a ragionare così. E' una chiara logica di rinforzo nella comunicazione. Ci avete portato a essere dei numeri di matricola nelle scuole pubbliche e dei numeri di iban in quelle private, avete tarpato le ali o azzerato la comunicazione, lo scambio, per ragioni che vanno oltre ogni mia concezione dell'insegnamento.
Una volta mi arrabbiavo un sacco, ora non me ne frega più niente. Perchè grazie al cielo, ma soprattutto al mio cervello e allo scudo anticazzate, non sono come voi.




