Moi, tout simplement

   Una volta era: Andre, un inverecondo e pericoloso mix tra egocentrismo e sfacciataggine...
Ora c'è Andre, tout simplement.

 



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venerdì, 03 ottobre 2008
 

fròscio

Ce l'ho sulla punta della lingua da sabato scorso. Ho cercato di non dare peso a questa cosa ma mi ha fatto incazzare come una bestia.
Ho commesso un crimine. Un crimine capitale in una città come Udine. Sono entrato in profumeria, e l'ho fatto per me. Sapete che sono tanto alto quanto vanitoso, che io il deodorante non lo compro al supermercato, perchè la fase Axe Tempest l'ho superata 14 anni fa.
Esco e vado verso la macchina, col sacchetto di Sephora in mano, sottovalutando le conseguenze di portare una cosa fucsia con me. Davanti al Cappello, incrocio una cumpa di giovini udinesi, che guarda il mio sacchetto, poi me e poi il sacchetto. Oltrepasso e accolgo la sentenza: FROSCIO.
Alchè mi trattengo, perchè loro sono in 4 e sono palesemente di via Riccardo, nonostante l'accento non nordico. Abbaio solo un "a differenza di te, ho una laurea, ho scritto due libri e parlo 5 lingue, VAI A LAVORARE".
Giuro, ero pronto a fare a botte, ma ne avrei prese tante, anche se corro veloce. Lì ho capito che dovevo andarmene dalla mia "amatissima" città.
Era da tanto che non mi veniva urlato addosso tale epiteto. L'ultima volta me l'ero cercata, scattò il momento revival in balera e mi permisi di ballare la Cuccarini. Si sa, i maschi ballano solo per appoggiare il cazzo sulla donna con cui eiaculare in serata, non per divertirsi.
Per non parlare del commento scherzoso sul taglio di capelli milanese "sembri una checca isterica"., foto messa su fb così per farci 4 risate. Come se io, che ho lasciato giocare il parrucchiere, non pensassi ad altro che sveglarmi presto la mattina per lisciarmi i capelli.
E' che io di norme e consuetudini non me ne sono mai inteso tanto, e quindi ne ho pagato sempre le conseguenze, nel bene e nel male.
Permettetemi però di abbassare il livello delle mie esternazioni, perchè basta, mi son rotto il cazzo. O popolo bue, avete ragione, io non sono come voi, e non lo sarò mai. Io non rimorchio in discoteca, non gioco a calcio, non parlo solo di figa e ho un cervello.
Un cervello indubbiamente superiore al vostro, soprattutto per una questione di forme. Perchè anch'io, come voi e come tutti, giudico gli altri. Però non lo urlo, perchè a me le persone che urlano mi danno fastidio, e mi puzzano di ignoranza. Mi basta sapere che non sono così e guardo avanti col sorriso.
Sì, vi reputo feccia, rifiuti umani, merde perdenti che finiranno la loro inutile e bassa esitenza sentendosi dei grandi. In questo vi ammiro.
Così poche nozioni sulla vita e così tante certezze. Io ho 26 anni, e mi pare di non avere capito o concluso ancora niente, sono in continuo mutamento e alla ricerca di me stesso. Mi faccio un culo così, faccio una minima parte di quello che vorrei fare perchè non ho tempo per il resto. A differenza di voi, vivo in una metropoli e non nel Bronx di una città di provincia, e nonostante questo sono uscito 10 volte in sei mesi.
Ringrazierò finchè avrò fiato la mia famiglia per avermi aperto la mente e il portafogli, per non essere come voi.
"E, per quanto riguarda voi, trovo che sia molto stupido e profondamente volgare vedere e giudicare l'animo di un uomo così come voi fate (...). Non avete nessuna delicatezza Pare che esista una verità unica, e questo è ingiusto."
Non l'ho detto io, l'ha detto Dostoevskij nel 1869, in un libro che vi consiglio, se non altro perchè almeno nel titolo possiate ritrovarvi: L'Idiota.
Sempre che sappiate leggere.

Firmato il fròscio, la checca isterica, il ricchione.


lunedì, 01 ottobre 2007
 

FREE BURMA

Torno da queste parti per dire qualcosa che non ha a che fare con i soliti post.
Vi segnalo qualche link, per esprimere il nostro disaccordo su quello che sta succedendo in Birmania.


www.burmacampaign.org.uk
www.uscampaignforburma.org

Vi segnalo anche le attività del gruppo BURMA FREE  su Flickr, in sostegno alla popolazione birmana.
www.flickr.com/groups/531398@N23/

C'è da firmare anche una petizione online, indirizzata alle Nazioni Unite:

www.flickr.com/groups/531398@N23/discuss/72157602192141317/

e una lettera, da inviare al Presidente dell'EU:

www.burmacampaign.org.uk/eu_action.html

Se, come me prima di settembre, non ne sapevate molto, un po' di info le trovate qui:

www.uscampaignforburma.org/slideshow/reallyfinal/intro.htm
www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/09_Settembre/27/b...



Chiudo con la canzone Walk On, dedicata dagli U2 a Aung San Suu Kyi, la cui vendita in Birmania è vietata, e l'acquisto ne è punito dai 3 ai 10 anni di carcere:



And love is not the easy thing
The only baggage that you can bring
Love is not the easy thing
The only baggage you can bring
Is all that you can't leave behind...

And if the darkness is to keep us apart
And if the daylight feels like it's a long way off
And if your glass heart should crack
And for a second you turn back
Oh no, be strong

Oh, oh
Walk on, walk on
What you got, they can't steal it
No, they can't even feel it
Walk on, walk on
Stay safe tonight

You're packing a suitcase for a place none of us has been
A place that has to be believed, to be seen
You could have flown away
A singing bird in an open cage
Who will only fly, only fly, for freedom

Oh, oh
Walk on, walk on
What you got, they can't deny it
Can't sell it, or buy it
Walk on, walk on
You stay safe tonight

And I know it aches
How your heart, it breaks
You can only take so much

Walk on...
Walk on...

Home...
Hard to know what it is, if you never had one
Home...
I can't say where it is, but I know I'm going
Home...
That's where the heart is...

And I know it aches
And your heart, it breaks
And you can only take so much

Walk on...
(Hooo)

Leave it behind
You got to leave it behind
All that you fashion
All that you make
All that you build
All that you break
All that you measure
All that you feel

All this you can leave behind

All that you reason, (it's only time)
(And I'll never fill up all I find)
All that you sense
All that you scheme
All you dress-up
All that you've seen
All you create
All that you wreck
All that you hate
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 01:03 Permalink | commenti (3)
pensieri, out of the town, hyde park corner


martedì, 02 gennaio 2007
 

Bilancio annuale societario

Eccomi, mai in tempo, ma sempre fedele agli impegni che prendo: bilancio 2006.
Non so nemmeno da che parte cominciare.
I ricordi sono tanti, apparentemente confusi, e molti di questi sono affilati. A testimonianza che tutto è una ruota che gira e che gira, due di questi ricordi si ritrovano nello stesso capitolo a 11 mesi di distanza: quello della morte. All'occhio umano razionale, i due episodi funesti non sono raffrontabili: si parla di un cane contro un nonno. Ai miei tanti occhi non solo umani non piace fare classifiche di sofferenza, queste due entità che mi facevano apprezzare i relativi mondi di appartenenza, mi mancano a differenti livelli, ma mi mancano nello stesso posto, lì nel cuore.
Da queste due cose ho capito che io e la morte proprio non ci capiamo, o meglio, io non capisco lei. Che si tratti di un giovane scricciolo con quattro zampe o di una vecchia quercia cantastorie, ha scelto il modo sbagliato di manifestarsi. Devo cambiare anche in questo: la morte come piacerebbe a me, intesa come un bel Buonanotte all'universo non capita così spesso. <<datemi una sigaretta>>
Riesco a ricordarmi bene certi mesi e avere della nebbia in altri. In qs momento non trovo i files Marzo-metà Aprile. Poi mi ricordo tutto.
Ricordo un gennaio propositivo, anche se segnato da una grande incomprensione con C., ricordo me impazzito e incazzato a cercare la causa in me, quando era tutta da un'altra parte (non nel senso io-ragione tu-torto, nel senso dell'origine di un periodo pensieroso). Febbraio mi ha subito fatto capire che dovevo abbassare la cresta, rubandomi Alice. A fine mese, però, ricordo come il venire a conoscenza di quel solito fottuto bastardo di tumore in una persona da me amata, abbia dato uno scossone ai miei pensieri. Io ero lì, preso dalla lamentatio suprema, per l'università, per sta maledetta città, per la macchina che non andava. L'insofferenza era a livelli stellari, vivevo nella concezione del "quando sarà finito il mio calvario qua, là potrò fare questo, quello e  quell'altro, vedrò determinate persone, vivrò in un determinato contesto e lì sì che sarò felice." Vivevo i miei giorni in un continuo rimando ad un domani non precisato, eludendomi la possibilità di una qual sorta di fel...serenità anche in questo posto che mi fa sentire incatenato. Il male che ha colpito P. mi ha ridimensionato. P. non ha 80 anni, nemmeno 40. P. lotta da anni con un destino infame, e non si lamenta certo perchè la macchina non le parte.
Ecco, questa è stata una (legnata e una) lezione del 2006. Il pensiero "ci sono cose VERAMENTE più importanti". E bravo, direte voi. E scusatemi se io non sono così illuminato come voi, rispondo io. Ho imparato il valore delle cose semplici, a costringermi a non rimandare sempre e comunque. Vivo da più di vent'anni ma da meno di trenta, ho schiacciato il tasto II per troppo tempo. Non aveva più senso mettere in pausa la mia vita aspettando un tempo migliore, ci voleva ancor più forza di volontà. E credetemi, in qs 2 anni ne è uscita così tanta che me ne sorprendo pur'io.
Poi, man mano che i giorni passavano sotto questa luce, un nuovo pensiero si è formato nella mia testolina, forse un'evoluzione del precedente. C'est à dire l'aver capito che non ci sono solo io in questo mondo (e l'io in questione è generalizzato). Ho provato a farlo capire anche agli altri Io, ricevendo un bel corale chissenefrega come risposta. Dotato di pessimo carattere come non mai, ho definito molti di voi "talpe".
Non avevo ancora capito una cosa fondamentale, che è diventato un mantra, ossia il capire che i limiti degli altri non devono diventare i miei (e viceversa). Come al solito ho dovuto sbattere il muso a terra, ma alla fine ci sono arrivato. E lì ho scritto "Blog, fiumi e corazze", forse il post più importante e significativo del mio 2006 (non la parte relativa al blog, ovviamente)
Un manifesto. La condivisione, punto di partenza, utopia e punto d'arrivo. E ci credo sempre di più, nonostante abbia ricevuto (e continui) prove che a vederla così siamo veramente in pochi. Ma non me ne frega. Io devo comunicare, condividere col mondo, se poi qualcuno capisce ce l'ho fatta, se non arriva come al solito, la statistica insegna che a qualcuno, invece, il messaggio arriva, e anzi, è la base di un rapporto.
Anche questa è una cosa agrodolce: da una parte felice del mio crescere interiormente, dall'altra la triste consapevolezza del distacco da chi ho vicino. All'inizio mi faceva sentire quasi in colpa, poi ho fatto il passo avanti: ha ragione quella santona, gli amici sono una categoria. Io, non condividendo l'espressione troppo cruda, rielaboro vedendo gli amici come compagni nel mio viaggio. Compagni che vorrei avere sempre vicino, ma per fortuna indipendenti da/come me, e quindi liberi di scendere e prendere un'altra strada. Non ho rancore, un po' di malinconia per delle situazioni che difficilemte rivedrò. Ma se l'amore esiste in più forme, l'amore per i miei passeggeri sarà sempre il piacevole tragitto fatto assieme, tra curve, salite, discese e buche.
Tutti questi nuovi credo mi danno forza, voglia di fare e fiducia in me. Tanto che arrivano ad avvolgere campi che con la condivisione non c'entrano nulla, come ad esempio quello dei miei odiatissimi esami universitari. 9 in un anno, dopo quella lunga pausa divano che me ne aveva fatti preparare (male) 7 e superarne 2 in un anno accademico. Credetemi, mi sono autostupito.
Non ve la sto a raccontare, mi hanno fatto tutti schifo dal primo all'ultimo, avrei preferito fare qualsiasi cosa pur di non affrontarli. Poi ho capito che stavo permettendo a 9 impicci di scegliere per me. E non esiste.
Così ho chiuso la prima parte dell'anno con "Arrivi e partenze".
La mia estate è passata per la prima volta dopo tempo in relax, non pianificando nulla, dandomi del tempo per fermarmi e riflettere. Ricongiungendomi per 2 settimane col mio elemento naturale, l'acqua, e per altre 2 col mio elemento vitale, la scoperta. E in 2 settimane ho imparato a parlare lo spagnolo e quanto mi piace esplorare un luogo in toto, e farlo da solo.
Nel frattempo un musetto che oggi pesa già più di 20kg mi aveva rubato il cuore. Agata ha riportato il buonumore in un periodo brutto a casa mia.
I pensieri sul destino del blog continuavano, e io continuavo a correre nelle cose che facevo. Una di queste  mi ha portato a conoscere Elle, e qualche giorno più in là, altre persone che stanno diventando molto importanti per me.
Giunto dicembre, la vita mi riporta sul pianeta Terra, facendomi perdere il Nonno. E per quanto la cosa abbia lacerato il mio già rattopato cuore, ho capito che sto andando avanti, che sto continuando a crescere. Ovvio, non sono felice, sono triste e a volte tenebroso, come un cellulare in mano ma senza copertura di rete, ma sento che ce la sto facendo.
Concludo, permettendomi di dire che questo 2006 per me è stato importante, o significativo se preferite. Se ne avessi avuto il tempo avrei voluto scrivere qualche riga dei miei pensieri a delle persone che hanno contribuito al mio 2006. Farò di più, stringerò i denti e lo dirò a voce.
Non so cosa mi porterà il 2007, e non sono tanto sicuro di volerlo sapere. Al momento mi piacerebbe andare a dormire con qualche pensiero in meno, per me, per chi ho vicino, per chi non consoco e so che si meriterebbe un presente e un futuro migliore in quanto essere umano.
Continuerò a condividere, e come ho imparato, a mettermi continuamente in discussione per raggiungere questi obiettivi.
Fingiamo per una volta che girare quella pagina del calendario serva a qualcosa, lasciamo libero il 2006 di divenire passato e accogliamo il 2007 come nostro presente.

Non è poi così difficile.
Andre
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domenica, 31 dicembre 2006
 

Messaggio del Presidente della Moi, Tout Simplement

Non ho proprio avuto il tempo materiale per poter scrivere il mio annuale bilancio. Lo farò domani, intanto come d'abitudine vi lascio una canzone, che negli ultimi mesi, per quanto difficili, ha segnato un pentagramma importante della mia vita.
For a better 2007
Andre



"I'm a living sunset
lightning in my bones
push me to the edge
but my will is stone

fools will be fools
and wise will be wise
but i will look this world
straight in the eyes

what good is a man
who won't take a stand
what good is a cynic
with no better plan

(hope these words feel pleasant
as they rest upon your ears)

reality is sharp
it cuts at me like a knife
everyone i know
is in the fight of their life

take your face out of your hands
and clear your eyes
you have a right to your dreams
and don't be denied


I believe in a better way
"

.
Un altro imperdibile post di moitoutsimplement @ 21:25 Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 16 agosto 2006
 

3

Amici, voglio aggiornare un po' il mio trascurato blog. Non credo riprenderò i ritmi passati, è vi spiego perchè.

Sono tre motivi, legati tra loro come un bel cestino da bici.
1. Continuo a pensare a persone non autorizzate che leggono queste pagine, che mi vedono nudo coi miei pensieri oltre che vestito delle mie puttanate. Per assurdo preferisco che a leggere tutto questo sia qualcuno che passa.
2. Lo ammetto, ho anche un altro progetto, che non nomino qui, così chi ha invaso queste pagine non avrà accesso diretto al resto. Un figlio, un evoluzione di questo blog che come non accade in queste pagine (che in teoria leggono solo le persone a me più vicine, in teoria) mi da un sacco di feedback in ciò che faccio.
3. Sto pensando molto, moltissimo alle relazioni che ho con le persone che ho accanto.

Bel casino eh?
E senza sigaretta è ancora più difficile... ma il mese di astinenza è passato... ci penso tra un po' di righe.
Ora non mi resta che sviscerare nero su bianco come d'abitudine, indi siete avvertiti.

Punto primo.
Che è un controsenso infinito. Sono qua, sul web, quindi facilmente rintracciabile dal mondo. E su questo non c'è niente da dire, non posso lamentarmi, la scelta di un blog pubblico non la discuto e mi ha dato molto.
Il fatto è che penso a chi ha ricevuto il mio indirizzo da qualcuno invitato a leggere le mie pagine. Non sono arrabbiato, assolutamente. Solo scocciato, perchè è un'invasione di uno spazio pubblicamente privato. Lo so, non sta  molto in piedi la storia, ma i blogger sono sicuro mi capiscano.
E' un mio limite, perchè non sono ancora abbastanza corazzato per fottermene di un giudizio (tra l'altro positivo) che arriva da chi mi ha odiato o  mi guarda con sospetto ad ogni incontro, come se avessi la faccia montata al contrario. E dire che quello accade solo al risveglio, momento in cui il pubblico non può vedermi...
Riesco a farmi capire?
Mi sento come saccheggiato. Saccheggiato di un ricordo, di un'emozione, di una risata, di uno sfogo. Di una puntata del mio percorso.
E qui arriva ciò che potrebbe sembrare assurdo, e che non lo è con un'attenta analisi. Qui entra in funzione la persona virtuale, il passante, il visitatore.
Es.
Scrivo un post. Messaggio: "sono triste".
Lettori: 2
1 non autorizzato
1 sconosciuto

Il lettore non autorizzato legge, ha già un 'idea di me (generalmente non proprio super) e sento arrivare un giudizio.
Il lettore sconosciuto legge, si fa un'idea e da' un giudizio, ma non ne avverto il peso perchè non so chi sia, e per fortuna non sono ancora succube dell'opinione di chi non conosco. Ovvio, se mi arriva un vaffanculo in anonimo rispondo per le rime.
E poi, con tutto quel che mi imminchio perchè chi mi è vicino sa che accade a me e io non so il reciproco, tu, che cacchio ci fai qui?

Punto secondo.
Ovvero dell'altro progetto. Tra l'altro per assurdo più complicato di questo. Sì, sono sibillino, non voglio fornire indizi per il motivo di cui sopra, altrimenti qua vedreste un banner con tante luci quante ne ha Broadway, come dicea un film...
Che dire? Mi prende molto, mi da soddisfazioni. Sapete soprattutto quale? Quella del feedback, sempre.
Senza che io l'abbia mai chiesto.

Punto terzo.
Ecco, una delle cose che vorrei aver sistemato e che ancora vacilla. Voglio dire, vorrei capirne di più, riuscire a trovare quella chiavetta per comprendere i come e i perchè delle relazioni. Ammesso che ci sia.
Ma soprattutto smetterla, smetterla con le aspettative. Avevo detto stop, ma ogni tanto ci ricado, e ci sto male. Come per tetris.
E, cosa assurda per uno che mira alla pace con (per "la pace nel"ci riaggiorniamo) il mondo, un domani non dimenticherò.


sabato, 12 agosto 2006
 

check-in?

Bah.
Che giornata inutile. Autunnale. Perchè l'ha detto anche il tg dei tg, studio aperto, l'estate è finita.
Un mese e mezzo di caldo su 12? Non è un po' pochino? fahcchulo, come dice mondo smarzo, io me ne vado.
E in effetti è così, tra due settimane ri-parto. Non cominciate con quelle facciacce, sapete che potete insultarmi, e un po' c'avete ragione, è il 5° di quest'anno...
Ma non vado a svuotare cantine o a consumare spiaggie (stavolta), vo a studiare. 2 settimane di corso intensivo di spagnolo, mannaggia alla mia ambizione tracotante, nella scuola più difficile ( test on line, test via mail, test il primo giorno più colloquio) di Madrid. Che purtoppo non è la Carmen Arranz...ahahahah.

L'inquietudine è data, al solito, da quei testa di cazzo dei terroristi, che rendono tutto più difficile, tra controlli, bagagli a mano etc. E poi voi sapete che foto ho nella carta d'identità...
No problem, la rifaccio per evitare di essere subito scambiato per pusher, ma se la faccio adesso è comunque un casino, dopo la sardegna il mio colorito non è proprio nordico. Aggiungiamoci cesto di capelli nero e barba... Bin Laden potrebbe essere mio zio!
Ma io non ci vado dal giardiniere per colpa di quegli stronzi. Io devo essere libero di viaggiare, con la mia barba e la mia faccia da non svedese. E vaffanculo.
Sì, mi girano proprio le balle, è un continuo, un continuo dover stare allertati, tanto da non potersi portare un iPod o un buon libro per macinare la noia con le miglia.

Anche sta cazzata delle bottiglie. Ma nessuno si è chiesto se le bottigliette non potessero stare nei carrelli del catering, che mi par conoscenza comune, non nascono in cielo, ma vengono caricate da terra?
Ora bisogna arrivare in aereoporto due ore prima. Beati i nudisti, che fanno prima.
La cosa che mi fa pensare è come tutto questo allarmismo stia diventando una rubrica fissa del tg, come quella delle guerre. No, niente buonismo, constatazione disincantata.
Nella provincia scoreggiona il problema non si pone più di tanto, ma adesso potrei veramente cominciare ad avere il pensiero sulla metro, quello stronzo pensiero di "quello lì potrebbe essere..." E dire che a me piace solo scovare chi ha doppie vite o fa "la vita" sulle metro.
Pensiero stupido, perchè i sabotatori ultimi erano inglesi musulmani, non musulmani inglesi (a proposito, Bush: finiscila. Il problema non è solo l'Islam, è soprattutto chi finanzia i potenti che governano sui governi e poi punta il dito, facendo leva sui sentimenti del popolobue.).
Ma ne ho anche per i terroristi. Io non posso comprendere cosa passi in quelle teste da tagliare, ma se la volontà è colpire l'America, perchè non tirate una bella bomba sulla Casa Bianca? Che cazzo c'entra uno che va a lavorare, un bimbo che gioca in strada, una nonna che va a prendersi la pensione? Che li colpite a fare? A loro non gliene frega un cazzo di voi, che responsabilità hanno nel vostro scopo? Il bersaglio sa di esserlo in guerra, ma per una guerra di solito si conoscono le bandiere delle opposte fazioni, non come fate voi. E' inumano, da vigliacchi. E' tanto il disprezzo che non riesco a scriverlo, o forse potrei, ma non voglio certo abbassarmi a certi livelli.
Per colpa di qualcuno tutto il normale diventa alterato. Perchè nel gioco delle associazioni mentali, quando uno mi dice ufficio, non è che per natura mi vien da pensare 2 aerei, torri gemelle, ground zero, morte. La stessa cosa per bus o metrò. O, tornando a bomba (mai espressione fu più azzeccata), check-in vorrei volesse significare ancora partenza, viaggio, sogno, non un sacco di plastica trasparente con dentro 2 soldi e un passaporto.


giovedì, 13 luglio 2006
 

the corporation

Hai presente la sigaretta col mal di pancia?

Quella che fumi preoccupato, non nervoso.

Ho appena finito di guardare The Corporation, documentario sulle famose scrittine Inc. che guardiamo dopo i nomi dei vari brand.

Già No Logo mi aveva scandalizzato ai tempi, ma vedere le cose senza andarle a cercare su internet fa sempre un altro effetto. Un effetto preoccupante.

La personalità giuridica della corporation è la chiave dei disastri umani ed ecologici che fingiamo di non vedere. Non voglio fare propaganda, non è il posto giusto né sono io la persona più adatta a farlo, perché potrebbe accadere che io una campagna per una Inc. mi ritrovi a farla.

Ho scoperto trame allucinanti, soprattutto quella legata alle banche del genoma umano, che le imprese cercano di poter brevettare, a quanto l’IBM sia stata strumento fondamentale nel delivery delle vite nel nazismo, sul perché è nata la Fanta. Una cosa che sto usando per scrivere e un’altra che ho bevuto ieri. Fa un po’ pensare, e ve lo dice uno che ai boicottaggi non crede più di tanto, perché se dovessimo cominciare a boicottare tutti i prodotti “infangati” mangeremmo solo la rucola del nostro giardino (e non è detto che non ci sia qualcosa dietro alle semenze).

L’interesse per i problemi legati alla globalizzazione è scemato in questi anni, e mi sa che abbiamo fatto un gran errore. Perché non stiamo facendo un gran che per risolvere la cosa. Non dico negarla o eliminarla, perché la globalizzazione non è unicamente negativa, ma andrebbe ridimensionata, c’est à dir che le organizzazioni governative dovrebbero smetterla di chiudere gli occhi. Ma se lo fanno è anche perché l’opinione pubblica è troppo presa da altro, e questo altro purtoppo non è sempre di così gran livello umano.

Mi ci metto dentro anch’io, che pur essendo tra quelli che sanno che c’è dietro non faccio molto, o forse niente.

Ho molti interrogativi, ma soprattutto una notevole preoccupazione per il futuro. Stiamo veramente ammazzando il pianeta, stiamo veramente affidando le sorti mondiali ad un cda?

Una delle soluzioni proposte a livello ambientale, e la più applicabile per non cadere nella contraddizione della nostra società di consumo è quella di rendere le industrie sostenibili, indipendenti dalla Terra. Il casino è che i costi e gli interessi trasversali sono veramente tanti. Per fare un esempio spiccio non presente nel film, l’auto a idrogeno è pronta, ma stiamo tutti pagando la benzina quasi 1.4€ al litro. E dire che il petrolio finirà, e nonostante questo l’industria ci propone macchine sempre più assetate (440 cv hanno sete, alla faccia tecnologia).

Non credo che domani mi iscriverò a qualche gruppo attivista o che smetta di fare benzina (devo pur sempre tornare a casa, sempre che la macchina parta), ma almeno il documentario mi ha smosso qualcosa. Sarà mica la coscienza? Mah…

Guardatelo, ci saranno un sacco di cose che non condividerete, altre che vi troveranno d’accordo, altre che vi metteranno un po’ in allerta. Però va visto, poi in caso ne riparliamo a botte di commenti e controcommenti.

Un grazie a Raitre per aver trasmesso (ovviamente a mezzanotte) qualcosa da non guardare con la solita lobotomia che dobbiamo usare per comprendere i messaggi di Lucignolo o i sondaggi dell’Italia sul Due Estate, “Lei usa le protezioni solari?”

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mercoledì, 12 luglio 2006
 

non mi incazzo

No no, non ci siamo.
Ieri pago 526,06 euri di assicurazione (badi bene signora, la seconda rata, non il totale), così dico definitivamente addio alle vacanze indipendenti e buongiorno alla bancarotta.
Non mi incazzo  (insomma...).
Lunedì sera quella stronza di macchina decide che dopo due ore di sosta ne farebbe anche una terza, e così non parte.
Non mi incazzo.
Stamattina la vado a prendere e:
non parte.
è in riserva (20€ fatti il giorno prima).
Mi girano le balle.
Ma non mi incazzo.

Meno tre alle vacanze, meno tre alle vacanze.
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lunedì, 12 giugno 2006
 

bg special-geografia

Eh sì questo esame, si merita uno special.
L'avventura comincia un anno fa, in piena crisi esistenziale dovuta al ritorno forzato dagli esami. Compro la dispensa, che non è altro che una vendita in copisteria degli appunti del prof, geografo (non comunicatore, ci tengo a precisare). Se venerdì non l'avessi buttata via foglio per foglio ve la scannerizzerei per farvi godere del perfetto italiano e del rigore sintattico.
La prima versione presenta una quarantina di pagine, che ruotano attorno al tema dell'esame: Geografia della Globalizzazione. Corredata di una cinquantina di figure, è un ammasso di parole sconfusionate, che analizzano la globalizzazione passando dalle migrazioni alla Cina, dalla UE all'industria automobilistica, dalla "borghesia cosmopolita" ai noglobal. Il tutto secondo un'ottica esclusivamente personale. Doveva prendere spunto dal libro di Richter, La versione di Barney, perchè di quello si trattava, della sua versione dei fatti. Dati ammassati, errori di numeri, fonti non reperibili. Perchè la fonte è il prof e quindi non si discute. Che può essere anche giusto, ma in questo caso...
E così, nel vomito più totale, prima sbaglio giorno (e c'è chi continua a sostenere che l'ho fatto apposta. Che sarebbe una cagata: se non volevo farlo, non mi mettevo certo a studiare), poi ottengo udienza, dopo due giorni di anticamera. Eh sì. Perchè le indicazioni dei giorni sono indicative, e spetta allo studente informarsi sull'effettività o no del giorno suggerito. Che, tradotto significa: l'esame è in questi giorni, devi stare qui o venirci ogni tre ore per sapere come va avanti la lista, sennò perdi il turno.
Vabbè, spavaldo come poche volte nel 2005, decido di non portare un solo argomento, ma due: L'industria automobilistica(arg.1) in Cina(arg.2). Vivendo nel presente, parto dall'attualità, ossia la querelle sulla vendita dell'auto cinese a 4 mila euro. Mi documento, faccio ricerche, stampo foto e grafici. Risposta: lei si è giocato la prima domanda, passiamo alla seconda.
E neppure quella andava bene, perchè mi si fa sapere che so tutto, ma non l'ho capito. mi viene quindi data "la possibilità di ripresentarmi a ottobre". Beh, la reazione credo di averla scritta, se non ricordo male.
A ottobre mi ripreparo, con un grandissimo smaronamento, ma lo faccio. Il giorno indicato è un lunedì, in cui il prof fa esami dalle 10 alle 14. Alle 13, vedendo che ne mancavano circa 10 al sottoscritto, vado via, due piani più giù, a studiare in biblioteca. Scoprendo il giorno dopo che sua schifosità si era fermato pure nel pomeriggio facendomi perdere il turno.
Arriva febbraio, perdo quattro zampe, un pezzo di cuore e me ne frego assolutamente dell'appello di due giorni dopo.
Giunge la presunta sessione estiva, e decido che quest'esame lo passo. Come preannunciato più volte in questo blog e in altre sedi, divento lo studente modello del prof in questione, ossia il numero, remissivo, piatto e intimorito. [Più o meno. Perchè la polemica sulle visioni close-minded l'altro giorno mi è scappata. Scusate, ma per migliaia di giorni ho vissuto nella libertà di pensiero ed espressione. E leggere che i martiri del cristianesimo in questo secolo sono stati 45 MILIONI mi fa ridere e incazzare allo stesso tempo, se pensiamo all'olocausto con i suoi "pochi" 12 milioni. Sempre nello stesso capitolo, il proselitismo continua, con la sparata del monoteismo che migliora la condizione sociale. Sarò ottuso, ma a me vedere popolazioni indigene che vivono di caccia costruire cimiteri mi fa raggelare il sangue. Perchè credo che nessuna di quelle persone abbia telefonato in Vaticano per essere evangelizzata, per cambiare un'identità che, per quanto arretrata, va rispettata. Che senso ha vedere una chiesa in mezzo alla foresta, un cimitero tra gli alberi o vicino ad una spiaggia? Chi ha avuto il famoso miglioramento sociale, l'industria cattolica che aumenta i numeri di adepti o gente che se ne stava benissimo con un osso nel naso?
E aggiunge, una gran verità, quell'ancor prima che gli è scappato: "l'obiettivo principale del cristianesimo è (...) sviluppare le coscienze ancor prima che l'economia".
Ricordo la conclusione del capitolo, dove il prof indignato indica una gran tendenza all'ateismo.
Siamo sicuri che queste siano nozioni? O sarebbe meglio chiamarle "visioni" o opinioni? Chiusa parentesi]
38esimo, arrivo alla cattedra alle due meno un quarto. Sono il penultimo della giornata. Appoggio il libretto che viene sfogliato con superiorità davanti ai miei occhi. Sì, c'è più di un 30 e lode, e pure un 21. Per me non è un problema, per lei? Col libretto, ho la malaugurata idea di appoggiare pure la dispensa. Perchè? Perchè ci sono dei commenti non proprio da chierichetto sulle visioni di mister cattolico. Sudo freddo, adesso legge "coglione", mi alzo e me ne vado. Invece non è successo. Che culo.
Sfoglia annoiato, mi chiede le prospettive europee. La so. Mi incespico un attimo, ricomincio, parlo tipo Mentana, a mitraglietta, tutto bene, a parte il fattore Turchia, che evidentemente "non ha colto". Parlo e lui guarda fuori, si stropiccia gli occhi e non mi caga. Allora guardo l'assistente (il sosia del mago forrest) che mi dice "guardi il prof". Sarà, se vuoi bocciami subito che vado a casa a dormire. Invece no, altra domanda su global/noglobal. Tzè, pane per i miei denti. Analizzo, esempi di qua e di là, ma non va bene. Evidentemente il mio sangue oggi è più rosso del solito, la mia analisi è sociale, più che economica (in un esame di geografia, quindi non vedo il problema). "Non è solo così, è facile trovare quattro fannulloni per scendere in piazza". Non colgo la provocazione, "ah beh, ha ragione" dico sputando sulla storia. E Moi in versione nerd cattolico gli parla della prospettiva economica come da richiesta, ma gli si legge in faccia, il comunista ha parlato... Incredibilmente schifato come se avesse pestato una cacca col mocassino nuovo. mi dice "sarebbe un 23..." presumendo un "tornerò la prossima volta", che non arriva. Non fa a tempo a finire la frase, che "dove devo firmare?". Saluto, scendo in cortile e compio l'atto catartico. Pagina per pagina, mi libero definitivamente di questa esperienza dimenticabile per 80 volte (dispensa aggiornata), tra il consenso dei pausa-cicca davanti a me.
E così me ne sono tolto dai piedi, anzi dalle balle, un altro. Mi sembra incredibile, avevo seriamente paura di portarmelo ancora avanti. E invece. Una sensazione di liberazione magnifica, ma soprattutto una forza gigante. Comincio a vedere la foce di questo rigagnolo. Non è vicinissima, ma neppure inarrivabile come pensavo fino a poco tempo fa.
Scusandomi per lo sproloquio, porgo i gentili saluti, sperando di trovare presto tempo per scrivere nei prossimi giorni.
Andre
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mercoledì, 07 giugno 2006
 

no

No, no e no.

Non posso continuare a leggere minchiate del tipo:

"nessuno si occupa delle miglaia di martiri cristiani morti nel '900"

"l'adesione ad una religione monoteista rappresenta un fattore di miglioramento della condozione sociale"

"l'obiettivo principale del cristianesimo è (...) sviluppare le cosceinze ancor prima che l'economia"

Vi chiederete, cari lettori, da dove abbia desunto certe massime di intelligenza e apertura mentale. Presto detto: fanno parte della rivduta e corretta versione 2006 della dispensa di geografia della globalizzazione, esame che darò entro la settimana.

Opera dell'ex preside, cartografo accecato nella mente da longitudini e latitudini. Esempio del possocomandovoglio, uno di quelli che sa di aver il coltello dalla parte del manico e si diverte ad affilarne la punta.

Appena avrò tempo (c'est à dir quando non scriverò da un aula studi con avvoltoi che ti guardano all porta) vi proporrò un analisi delle dissertazioni del professore.

Per ora solo un aggettivo: poverino.

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lunedì, 05 giugno 2006
 

domande frullate

Mi sembra di non scrivere da anni. E invece ho resistito 5 giorni.
La testa mi frulla incessanetmente, generando pensieri slegati tra loro, che in barba alla coerenza dei contenuti scriverò qua sotto.

Frullo1
Giovedì scorso, esame bonus, nel senso che non figurerà tra quelli che ho fatto (ho già finito quelli opzionali), perchè l'ho fatto per puro piacere di materia.
E qui mi riaffiora una vecchia incazzatura: è mai possibile che le cose interessanti nella mia facoltà debbano per forza essere un extra? Che sia costitutivo un minchiosissimo esame di diritto pubblico piuttosto che uno di innovazione aziendale?

Frullo2
Voglio fare questo, questo e quest'altro. Il problema? Sono cose "da artista" e il solo pensiero di farle mi fa sentire in colpa perchè devo studiare. Possibile che idee e ispirazioni debbano giungere quando non ho tempo per metterle in pratica?

Frullo3
Che andava al 2, perchè si parla del numero 2. Ambiziosissimo e umile solo quando serve, mi viene il dubbio di non essere sempre il numero 1 che mi reputo. E non mi piace affatto.

Frullo4
"E' solo questione di tempo". E' vero, ma com'è possibile che una diceria comune sia così vera? Allora lo sono anche le altre??? Non ci sto.

Frullo5
Giovedì, appena fatto l'esame, mi telefona il Gruppo A. nella persona di Grugno, la capa del personale, per chiedermi di lavorare sabato. E al mio rifiuto ricevo un "arrivederci" scocciato. Allora:
1-non lavoro per te
2-non ho un contratto fisso
3-non è e non sarà mai la mia professione
4-non ho dato disponibilità per giugno
5-non ho, per fortuna, bisogno di questo lavoro, quindi diamoci una calmata.

Frullo6
Progetto molto ambizioso post laurea, all'estero, trovato navigando. Enunciazione delle migliaia di euro e faccia preoccupata a tavola. E mi girano le palle dalle otto. Non so volare basso e non fa per me.

Frullo7
Qui non riesco a concentrarmi, indi devo levare le tende. Ricevo una quasi proposta di camera singola per un mese. Perfetto. Ma non ho ancora avuto conferma. Ci muoviamo? Grazie.

Bene, per oggi è tutto, grazie per averci seguito e buon inizio settimana.
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