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mercoledì, 16 settembre 2009
Ci sono cose che non possono rimanere confinate in uno stitico status. E quindi, mi sfogo.
La mia carriera scolastica sta finalmente giungendo al termine. Purtroppo, anche al penultimo esame (che grazie ad un'andreata ho superato superando ogni previsione di voto) ho avuto la conferma di quanta strada ci sia da fare in quella che qualcuno chiama Alta Formazione Universitaria.
Non ho mai avuto un buon rapporto con chi si pone nei confronti degli altri evidenziando e sfruttando disparità dovute dalla posizione. Fin dalle superiori facevo parte del gruppo "è intelligente ma non si applica". E non me ne è mai fregato niente. Il liceo che ho frequentato, mi ha subito fatto capire che non vieni giudicato per quello che sai o per il tuo potenziale. Ma per questioni personali che frullano nella testa di qualcuno che ha il potere di un registro. Sono stato etichettato, con eleganza davanti a tutta la classe, "nullità assoluta" dal mio prof di matematica, e "malato di eterodossia" dal mio prof di storia dell'arte. Quella volta, purtroppo, non avevo la stronzeria che mi contraddistingue ora per rispondere. La lezione era questa: non devi pensare, mettiti in fila e zitto. E non ti devi esprimere: ricordo la prof di inglese, che mi puniva con un 6 e un "try to be serious", perchè quegli esercizi da pappagalli scriventi erano di gran lunga distanti dalle mie (permettetemelo) dismostrate capacità nella lingua, e inventavo le scenette sul present continuous.
Al chè, uno spera di rifarsi all'università. A Trieste, il corso di comunicazione aziendale era come una polpetta del macellaio: ci mettiamo dentro tutto. Perchè, vi chiederete voi? Perchè, a parte 2 casi su 21 esami dati, i docenti non avevano la minima idea di cosa fosse comunicare, ma soprattutto nessun interesse se non fosse tener salda la cattedra. Approfondire un argomento voleva dire ricevere un "io dico che non è così e basta". Esporre le proprie motivazioni a un sociologo in sovrappeso voleva dire "dammi il libretto, 24" Anticipare un trend in marketing voleva dire essere bocciati, "perchè non succederà mai". Studiare psicologia voleva dire stare lontani anni luce da ogni implicazione comunicativa, ma sapere tutto su come far ragionare una macchina. Fare un corso di informatica voleva dire imparare a fare le tabelle con excel. E oltre a inglese1,2 spagnolo 1,2, ti dovevi fare il test prelaurea "per verificare le tue conoscenze" o non ti laureavi.
Benissimo, me ne vado a fare la specialistica in un'accademia a numero chiuso, per di più privata. E devo dire che mi ha insegnato molte cose, nonostante un catalogo di personaggi mica da poco. Dalla capello unto che si presenta con "io sono un'artista", al "a te non ti do la lode perchè non avevi la cravatta nel filmato", al "vi do 28 perchè le tavole non sono mai arrivate a londra" (cosa non vera), all'odierno discorso su frocioni, slave e inutili diritti umani.
Ora, alla luce del mio 37° esame in vista del 38° mi viene da dire: avete rotto. Professionisti affermati (or sort of) dovrebbero elargire (comunicare è troppo mi sa) le conoscenze a gente che si fa un mazzo così, che ci crede, che cerca di non pensare che allora hanno fatto meglio gli altri che hanno scelto di non studiare, che alla nostra età sono indipendenti economicamente e già con le mani in pasta nel mondo del lavoro. Non ho investito 2 anni di retta, fatica, affitto, clausura per avere una fede cieca nelle parole di qualcuno. Ho investito per espandere la mente, capire, imparare, provare a fare. E sebbene, ripeto, mi sia piaciuto quello che ho fatto, sono stufo e stanco di queste masturbazioni cerebrali, evidenti proiezioni di un io non risolto e instabile, di una vista annebbiata dai soldi e dalla consapevolezza di metterla nel culo perchè sei solo uno studente con nulla da dire. Ma se la critica al non aver niente in testa o idee ottuse arriva da voi, cari miei, mi fate ridere. ridere tantissimo. Il fallimentare progetto educativo che pensate di portare avanti ci ha resi così caproni, svogliati, disinteressati come dite voi. Perchè voi ci avete portato a ragionare così. E' una chiara logica di rinforzo nella comunicazione. Ci avete portato a essere dei numeri di matricola nelle scuole pubbliche e dei numeri di iban in quelle private, avete tarpato le ali o azzerato la comunicazione, lo scambio, per ragioni che vanno oltre ogni mia concezione dell'insegnamento.
Una volta mi arrabbiavo un sacco, ora non me ne frega più niente. Perchè grazie al cielo, ma soprattutto al mio cervello e allo scudo anticazzate, non sono come voi.
venerdì, 03 ottobre 2008
Ce l'ho sulla punta della lingua da sabato scorso. Ho cercato di non dare peso a questa cosa ma mi ha fatto incazzare come una bestia.
Ho commesso un crimine. Un crimine capitale in una città come Udine. Sono entrato in profumeria, e l'ho fatto per me. Sapete che sono tanto alto quanto vanitoso, che io il deodorante non lo compro al supermercato, perchè la fase Axe Tempest l'ho superata 14 anni fa.
Esco e vado verso la macchina, col sacchetto di Sephora in mano, sottovalutando le conseguenze di portare una cosa fucsia con me. Davanti al Cappello, incrocio una cumpa di giovini udinesi, che guarda il mio sacchetto, poi me e poi il sacchetto. Oltrepasso e accolgo la sentenza: FROSCIO.
Alchè mi trattengo, perchè loro sono in 4 e sono palesemente di via Riccardo, nonostante l'accento non nordico. Abbaio solo un "a differenza di te, ho una laurea, ho scritto due libri e parlo 5 lingue, VAI A LAVORARE".
Giuro, ero pronto a fare a botte, ma ne avrei prese tante, anche se corro veloce. Lì ho capito che dovevo andarmene dalla mia "amatissima" città.
Era da tanto che non mi veniva urlato addosso tale epiteto. L'ultima volta me l'ero cercata, scattò il momento revival in balera e mi permisi di ballare la Cuccarini. Si sa, i maschi ballano solo per appoggiare il cazzo sulla donna con cui eiaculare in serata, non per divertirsi.
Per non parlare del commento scherzoso sul taglio di capelli milanese "sembri una checca isterica"., foto messa su fb così per farci 4 risate. Come se io, che ho lasciato giocare il parrucchiere, non pensassi ad altro che sveglarmi presto la mattina per lisciarmi i capelli.
E' che io di norme e consuetudini non me ne sono mai inteso tanto, e quindi ne ho pagato sempre le conseguenze, nel bene e nel male.
Permettetemi però di abbassare il livello delle mie esternazioni, perchè basta, mi son rotto il cazzo. O popolo bue, avete ragione, io non sono come voi, e non lo sarò mai. Io non rimorchio in discoteca, non gioco a calcio, non parlo solo di figa e ho un cervello.
Un cervello indubbiamente superiore al vostro, soprattutto per una questione di forme. Perchè anch'io, come voi e come tutti, giudico gli altri. Però non lo urlo, perchè a me le persone che urlano mi danno fastidio, e mi puzzano di ignoranza. Mi basta sapere che non sono così e guardo avanti col sorriso.
Sì, vi reputo feccia, rifiuti umani, merde perdenti che finiranno la loro inutile e bassa esitenza sentendosi dei grandi. In questo vi ammiro.
Così poche nozioni sulla vita e così tante certezze. Io ho 26 anni, e mi pare di non avere capito o concluso ancora niente, sono in continuo mutamento e alla ricerca di me stesso. Mi faccio un culo così, faccio una minima parte di quello che vorrei fare perchè non ho tempo per il resto. A differenza di voi, vivo in una metropoli e non nel Bronx di una città di provincia, e nonostante questo sono uscito 10 volte in sei mesi.
Ringrazierò finchè avrò fiato la mia famiglia per avermi aperto la mente e il portafogli, per non essere come voi.
"E, per quanto riguarda voi, trovo che sia molto stupido e profondamente volgare vedere e giudicare l'animo di un uomo così come voi fate (...). Non avete nessuna delicatezza Pare che esista una verità unica, e questo è ingiusto."
Non l'ho detto io, l'ha detto Dostoevskij nel 1869, in un libro che vi consiglio, se non altro perchè almeno nel titolo possiate ritrovarvi: L'Idiota.
Sempre che sappiate leggere.
Firmato il fròscio, la checca isterica, il ricchione.
lunedì, 12 maggio 2008
Arieccoci.
Provo a buttare giù i pensieri che mi centrifugano la testa da una settimana a questa parte. E non ho intenzione di parlare della povertà a cui mi sto abituando.
Fatto sta che giovedì c'era la portfolionight (e il mio portfolio è costato più dell'affitto: si prevedono 28 giorni di povertà assoluta). Parlo con 2 direttori crativi e una art director.
Premesso che in 15 minuti è quasi impossibile liofilizzare me e i lavori, abbiamo avuto quattro diagnosi: sei un art, sei un copy che scrive visualmente e quindi un art, sei un attore, sei un fotografo.
L'ultimo colloquio mi ha dato la chance di fare vedere i miei lavori due giorni dopo ad un noto giornalista del Corriere, in quella che io ho eletto a cattedrale della fotografia: Formafoto.
Ah, e lì c'era pure il mio prof di fotografia, che si domandava con fronte corrucciata cosa ci facessi lì.
Epilogo: continua così, continua col progetto otto e mezzo, continua col percorso di ricerca personale che hai iniziato.
INIZIATO?!??!
Ma se sono anni che sproloquio e cerco di capirmi! E poi, proprio ora che mi ero convinto che potevo essere un art director, mi ritirate fuori lo spettro del palcoscenico e mi mettete in testa la pulce della fotografia. Eh no, così non va.
Voglio dire, con tutto quel che faccio per non sentire il richiamo del palco, adesso mi si apre la strada fotografica. Perchè va messo agli atti che mi hanno pure proposto una mostra personale in terra friulana.
E io cosa faccio? Eh? Che minchia faccio?
Soprattutto ora che il tempo di pensare è zero, devo preparare non so quante materie.
E visto che le disgrazie non vengono mai sole, guardo la mia sfera sentimentale e mi metto a ridere: è più incasinata di camera mia (e chi l'ha vista, sa che non scherzo). Non che abbia combinato disastri, perchè le occasioni non ci sono state ma... tre persone che mi confondono sono troppe. E che cavolo.
Ma prevedo l'arrivo di un onirico, quindi lascio a quelle righe la rielaborazione.
Aiutooooooooooo!
venerdì, 15 febbraio 2008
Rispolvero la rubrica bg, BloGiornale, per aggiornare le numerose e i numerosi fans che mi scrivono via mail e via sms.
Mi-NABA
Proprio oggi, un mese fa, cominciavo la NABA. Sembra ieri, sembra 100 anni fa, sembra stamattina. Sono contento. A volte mi fermo e penso: è proprio quello che volevo fare. Certo che l'impegno richiesto non è poco: 9 ore sono là, poi devo fare i compiti, le uscite per i progetti... vorrei anche dormire. E mangiare. Anzi, trovare fatto da mangiare.
I colleghi sono 20, incredibilmente il bilancio delle teste è positivo, ne funzionano 19 su 20. Per ora.
Vi ho già detto che sono il più bello della classe?
Mi-Merde
Sempre in questo mese, ho trovato la mia stradina per ridurre ulteriormente la distanza casa-naba. Così, ogni giorno passo per Via Delle Merde, un lungo marciapiede in cui tutta MIlano porta i cani a defecare allegramente. Non avendo il tempo di andare a correre ho trovato così il modo di fare sport: il salto della cacca inoltre, tempra lo spirito.
Ah, un piccolo avviso ai condomini del palazzo fronte marciapiedi: un giorno passerò munito di badile e ve le lancio tutte in terrazza.
Mi-Scuso
Come accennato più su, le mie giornate sono state vendute alla NABA per il prossimo anno e mezzo: non arrabbiatevi se non rispondo subito, non rispondo o lo faccio dopo due giorni. Non è cattiveria. E nemmeno senilità.
Mi-Capisci
Sempre in relazione alla questione orari, ho avuto l'onore di entrare in contatto con una nuova specie vivente: l'elettricista. Testa e corpo a forma di deodorante stick, altezza quanto basta per non essere scambiato per un cassonetto del vetro, dialettica da telegrafo sghembo, continua a chiamarmi in qualsiasi ora tranne in quelle che ho dato la (finta perchè non voglio sentirlo) reperibilità. Io sarò anche alto e altezzoso, ma qual è la parte difficile di "Sono in acacdemia tutti i giorni dalle nove alle sei"?
Mi-Sposi
L'evoluzione continua. I padroni di casa ci credono morosetti che non vogliono ammetterlo, l'elettricista fidanzati e l'altro giorno ho scoperto addirittura di essermi sposato. Paquito, il portinaio che non si chiama così ma a noi piace chiamarlo così, mi dice: "Ho parlato prima con tua moglia dell'antenna".
La lista nozze è disponibile in più store di Place Vendome, Paris
Mi-Perseguiti
A volte ritornano. Avete presente quelle persone che non fanno nulla ma sono fastidiose come un brufolo sul naso il giorno della foto di classe? Ecco. Immaginate di non vedere quella persona da anni perchè fortunatamente si era trasferita. Fatto?
Ecco. Ora immaginate che quella persona vi cerchi su internet.
E che venga a sapere che vi trasferite nella sua stessa città.
E che vi perseguiti per vedervi.
Stavo pensando di fingere una morte mediatica o un rapimento dall'anonima sequestri sarda, visto che sono in contatto. Altre proposte?
Mi-Treni
Lo so, lo so. Difficile da credere, ma la settimana scorsa ho preso il t. E devo dire che è successo già altre volte quest'anno, non per mia volontà. In questi viaggi su rotaia, delle mille cose che mi schifano, una è mi rimane proprio oscura e incomprensibile.
Io vengo dal mondo degli spostamenti aerei, forse per questo non capisco. Dalle mie parti, arrivi, lasci la valigia, ti danno un biglietto, che ti timbra una signorina con i capelli raccolti e l'ombretto azzurro o una signorina con i baffi e "un'impercettibile filo di eyeliner". Poi ti chiamano in base al posto e ti siedi dove è indicato sul biglietto. Sperando di non avere vicino bambini. O ciccioni. O vecchi. O vecchi ciccioni con bambini.
In treno invece è tutto diverso. Arrivi, nessuno ti prende la valigia e il biglietto devi averlo già. Vabbè. Poi devi timbrarlo. Vabbè. Poi devi arrivare alla carrozza, che di solito è sempre l'ultima in fondo, che sia la 2 o la 11, è in fondo. Arrivi al posto e... è occupato. Occupato di solito da una persona che al momento del tuo arrivo è sempre in bagno. Non ti puoi sedere, perchè ovviamente tu viaggi finestrino, e i sacchetti di plastica della persona sono lì.
Aspetti e parli col vicino più vicino al criminale, un 20enne che ti tratta come un tossico solo perchè hai la barba e la giacca di pelle. E ti dice che non è possibile, che sei tu in torto. Amore mio, se a me la barba cresce e a te no, parlane col tuo ginecologo.
Dicevo. Arriva la colpevole, perchè è sempre LA colpevole.
Buonasera, sono una donna, ho la valigia e la pipì da fare in treno. Avendo già la mente occupata a camminare, tirare in dentro al pancia, tirare dietro il trolley mentre parlo al telefono, a malapena riesco a leggere la carrozza e la prima cifra del posto. Poi, come gli abbinamenti mutande-reggiseno nei giorni di bucato, il resto è dato al caso. Me piazzo lì.
Blocco la gallina e le spiego cortesemente che è una cretina, dopo il primo NO QUESTO E' IL MIO POSTO, la aiuto, le faccio leggere il mio biglietto, aiutandola col dito. CARROZZA 6, POSTO 36. Vede?
MA IO HO LO STESSO! VEDE'? CARROZZA 6, POSTO TRENTA...DUE.
Nel frattempo noto che il posto corridoio, più comodo per la valigia da nascondere tra i sedili, è libero, ma non è il 32. Perchè?
Perchè tutta quella fila ha fatto il gioco della sedia prima che io arrivassi: il 32 al 38 il 33 al 31 e così via. Alchè uno guarda al cielo, ringrazia i nonni per il corredo genetico e si trattiene dal domandare: ma se tutti facciamo il gioco della sedia (tra l'altro divertentissimo alle feste di compleanno), a che cazzo serve la preontazione, eh?
sul mio biglietto c'era scritto: Carrozza 6, Posto 36. Non Carrozza 6, posto dal 31 al 38, a seconda di quando arriva, veda lei.
MI-Rispondi
Passeggiata preserale con quella che abbiamo scoperto essere mia moglie.
Io: ...sarà che sento la vecchiaia...
Lei: non lo dire a me.
Signorina col pizzetto su bicicletta interviene: sì sì!
Io: ...
Lei: !!!
Lei si ferma, mi da la borsa, si sfila gli orecchini, scende dai tacchi e fa per fargli la ruota panoramica delle sberle.
E' proprio mia moglie.
Mi-fine
Per oggi è tutto, ho da scrivere un nuovo onirico (che qui non vuol dire necessariamente sognato, ma come in un sogno, la ricerca di un qualcosa che quando arriva sembra appunto onirico tanto è forte e atteso) ma devo andare a dormire.
mercoledì, 12 dicembre 2007
E no. Non ci sto, devo dire la mia nonostante la vena romanza che ha preso il mio blog.
La protesta degli autotrasportatori mi sta facendo incazzare. Trovo vergognoso e anticostituzionale ciò che stanno facendo. L'articolo 16 della Costituzione italiana dice che "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche."
I trasportatori evidentemente hanno espanso il loro delirio di onnipotenza stradale anche allo Stato. Protestano principalmente per il costo del gasolio, del pedaggio autostradale e per la concorrenza dei nuovi mercati europei. Ebbene, io che con cotal categoria non ho nulla a che fare, ho lo stesso problema. Perchè anch'io pago la benzina, mi pago il telepass e ho concorrenza nel mercato del lavoro già ora che studio, figuriamoci domani. Solo che fortunatamente ho ricevuto un'educazione di base, e addirittura un'educazione civica. Per questo non mi vedete di traverso al casello, o a bruciare i miei concorrenti.
E allora, noi (futuri nel mio caso) lavoratori plurilaureati che ci facciamo il culo per mille euro al mese con l'affitto, le bollette, le rate e mai un risparmio da parte? Che dovremmo fare? Presidiare tutti i posti di lavoro non facendo lavorare nessuno?
Come si fa ad agire in maniera così idiota? Cosa c'entro io con te? Sai trovare uno svincolo, e allora indirizza bene la tua protesta, io ho il diritto di andare a lavorare, a prescindere dalle tue proteste, caro autotrasportatore.
Non esiste che qualcuno limiti la mia libertà di individuo e di cittadino.
La protesta di una categoria di lavoratori non può a mio parere penalizzarne altre (e qua potremmo aprire parentesi sul concetto di sciopero, ma fortunatamente i miei lettori non si sono mai distinti per attività commentizia, vero?), mandando nel caos un interno sistema economico già vacillante. E ho scritto economico, non politico. Per colpa dei posti di blocco, in questo momento 22 mila operai Fiat, VENTIDUE MILA, sono a casa perchè non possono continuare il lavoro, tutte le derrate alimentari deperibili sono già da buttare e il libero cittadino non può rifornirsi di carburante per andare a lavorare. E' una forma di dittatura.
Ce l'hai con lo Stato? Entra col tir a Palazzo Chigi. Non rompere i coglioni a me. Se proponi una raccolta firme, un referendum o insomma organizzi una civile protesta, posso anche ascoltarti e magari appoggiarti. Lo Stato c'entra col prezzo del gasolio? In parte, ma si è mai sentito parlare di compagnie petrolifere? Mi meraviglio poi come i trasportatori, che hanno pagato le autostrade coi pedaggi da quando esistono, non sappiano che dal 2003 la società è una s.p.a. I romeni fanno concorrenza? E' la legge del libero mercato comunitario di cui facciamo parte.
Ma la storia non insegna mai niente? Se dico Cile?
E più terra-terra, avete immaginato a cosa vorrà dire cercare di salire su un treno nei prossimi giorni se la protesta va avanti?
E se non c'è più carburante per i mezzi di soccorso? Cominciamo a spingere le ambulanze?
Io già avvertivo un ritorno dell'austerity (non solo per il carburante) per altre ragioni e ne sono sinceramente preoccupato, ma non credevo che dovesse cominciare per colpa degli autotrasportatori.
Inoltre, l'italiano medio, che è sempre più basso che medio, entrerà in allarme, comincerà a svuotare le corsie dei supermercati, e a comiciare il giro ansioso dei distributori, che all'80% sono già a secco. Quindi, per un problema di una singola categoria e non della comunità, il paese è a rischio di tilt.
Come dice sempre mia nonna, povera Italia!
martedì, 20 novembre 2007
Ohhhh, finalmente un peso in meno nella mia ricerca di me (la rindondanza è voluta).
Vi spiego.
La prestigiosa testata Eva Tremila erudisce i lettori. Si parla di Tiziano Ferro e, come per tutti i personaggi in vista, la domanda principale dell'italiano è: con chi scopa?, mai un che cosa fa, perchè, cosa vuole dire...
Insomma, senza stare a ciurlare nel manico, Eva mette un bel triangolino giallo sul servizio (doppia pagina eh, mica poco!): TIZIANO FERRO AMBIGUO.
I giornali servono per informare e dare risposte, e qui ci si chiede: gay o non gay?
Eva, rivista di spessore, non lo svela subito al lettore e lo induce ad una profonda riflessione, con il box...
(copio e incollo)
DIECI INDIZI... FANNO UNA PROVA?
1)Raffaella Carrà. Tiziano le ha dedicato una canzone, Raffaella è mia. E lei è un'indiscussa icona gay.
2)Gay pride 2007. Tra i personaggi dello spettacolo che hanno aderito al Roma Pride 2007 c'era pure lui.
3)Londra. Dal 2005 vive nella capitale inglese. Una scelta dettata dalla volontà di passare inosservato.
4)Oscar Wilde. Lo scrittore, che diede scandalo per la sua omosessualità, è tra le letture preferite di Tiziano.
5)American beauty. Premiato con L'Oscar nel 1999, è un film dal sapore gaio con tanto di coming out di un colonello dei marines. E Tiziano l'ha visto più di dieci volte.
6)Mina. Altra icona gay e... Riecco anche Ferro: con lei duetta in Cuestion de feeling.
7)Will & Grace, il telefilm amato dagli omosessuali di tutto il mondo, fa impazzire anche Tiziano Ferro, che davanti alle performance di Will ride a crepapelle.
8)Ti voglio bene. Le canzoni di Tiziano sono, lo dice lui stesso, autobiografiche. In Ti voglio bene, si rivolge ad un ragazzo chiedendo: "Quante principesse nel castello mi hai nascosto". probabili fidanzate non confessate? Poi parla di "Magia che hai rovinato", "ti sono debitore di emozioni" "per quanto non sopporti più il tuo odore" "Fu Latina a unire"... Frasi che, di solito, si usano più in amore che non in amicizia.
9)Xverso. In Xverso parla di un rapporto sessuale. E canta: "Ora su, ora giù, 30 gradi Fahrenheit il tuo profumo scotta". E, fino a prova contraria Fahrenheit è un profumo maschile. La canzone poi, prosegue così: "Uno a me, uno a te, uno a tutti e due"...
10)In bagno in aeroporto. Il brano In bagno in aeroporto racconta di un uomo che scopre la propria ragazza (o il proprio ragazzo, non si sa) in un bagno pubblico mentre bacia un altro uomo. Ma non sembra disperarsene: "Che bello son morto in bagno in aeroporto". E aggiunge: "Conto alla rovescia di un amore. tre, due, uno: fiesta". Ci si diverte tutti insieme?
Quindi, se dovessi fare CELO/MANCA come con le figurine:
1)CELO!
2)HO VISTO UN PEZZO DELLA MANIFESTAZIONE SU SKYTG24, QUINDI CELO.
3)AH BEH. A LONDRA CI SONO STATO PIù VOLTE E CONOSCO A MEMORIA L'ALTRA CITTA' PIù FROCIAROLA, PARIGI.ALLORA CELO.
4)WILDE NON è TRA LE MIE LETTURE PREFERITE, MA LE SUE BATTUTE SONO TRA LE MIGLIORI. CELO ANCHE QUI.
5)UN COLONELLO? NON MI RICORDO, PERO' HO VISTO PIU' DI DIECI VOLTE COSE PEGGIORI. ALLORA CELO.
6)LA ASCOLTO ANCH'IO MA NON CI DUETTO. CELO.
7)CELO SUBITO. ANCHE SE NON E' WILL A DISTINGUERSI NEL GRUPPO PER LA VERVE COMICA.
8)MANCA. NON HO MAI PARLATO DELL'ODORE DELLE MIE EX, NE' SONO MAI STATO A LATINA.
9)MANCA. QUALCUNO SPIEGHI AL/LA GIORNALISTA CHE IL FAHRENHEIT E' UNITA' DI MISURA COME I GRADI CELSIUS, CHE ESISTONO LE VIRGOLE E CHE I GAY, COME GLI ETERO, IN QUANTO APPARTENENTI AGLI ESSERI UMANI HANNO SOLO UN PIPINO
10)MANCA, NON MORIREI IN UN BAGNO DI AEREOPORTO E IL CONTO ALLA ROVESCIA LO FACCIO SOLO ALLA FINE DELL'ANNO.
WOW! 7 su10! Ma allora anch'io! E' così semplice capire, se solo l'avesse saputo Hitler, altrochè misurazioni del cranio e razza ariana! Potrebbereo usarlo per il questionario dei tre giorni, se si facessero ancora. Delle riflessioni così alte eppure semplici, che agli ignoranti come me possono sembrare qualunquismo e razzismo! Però una critica va fatta: non leggo nulla sui fiori, sul ballo, sui vestiti, che si sà, son la prima cosa che indicano scientificamente tali.... ambiguità, per riprendere quanto sopra.
Invece Eva mi ha illuminato, allora adesso comicio a comprarlo sempre, non vedo l'ora di leggere di Daniele Silvestri, perchè uno che dice quelle cose nelle canzoni... e tutti gli attori che hanno fatto ruoli gay... ahahha, Eva vi ha smascherato!
Ah, e sappiate che si prende anche leggendo, quindi se leggete quello che scrive uno di loro (come ho scoperto di essere io), siete contagiati!
mercoledì, 14 novembre 2007
SEI QUELLO CHE LEGGI, cioè
UNA MERDA.
Post dedicato a quell'idiota di Guillermo Habacuc, che ha fatto morire di fame un cane per sensibilizzarci su randagismo e indifferenza umana dei giorni nostri.
La merda in questione, venuto a conoscenza dell'eco mediatica di ciò che ha fatto, ha promesso che non lo farà più.
Per quanto mi riguarda gli auguro una morte lenta e sofferta.
Firmate la petizione contro la sua candidatura alla Biennale Centroamericana 2008? Grazie
www.petitiononline.com/13031953
.
sabato, 27 ottobre 2007
Avete presente le bollette? Le bollette vecchie, quelle dimenticate nella cassetta della posta, riesumate e parcheggiate su una caotica scrivania che sembra esplosa? Quella bolletta scema da 15, 75€ del vecchio appartamento che sai che è lì, ma che non hia mai pagato?
Sì? Ecco, quella bolletta è il mio blog, quella bolletta sono io. Oggi saldo il debito, pago il dovuto. Da scrittore della domenica quale sono, ho fatto finta per troppo tempo di non vedermi, di non vedere queste pagine.
Voglio ricominciare.
Il blocco (mammia mia quanto sto scrivendo veloce, quasi più veloce di quanto parli) è dovuto sostanzialmete a 3 ostacoli.
1) il pensiero di non avere niente da dire che non sia già stato detto, magari prima e magari meglio da qualche scrittore che tutti hanno letto e io no.
2) il fatto che per scrivere bisogna leggere, e seppur rappresenti quella microporzione di lettori italiani, faccio proprio schifo. Ok, ho letto 5 libri in 10 giorni, ma era due mesi fa. E non ho letto Proust, sono passato da Fo a Volo, da Paolicchi a Jodorwsky, da Terzani a Woody Allen.
3) il fatto che ho paura di me, dei pensieri e dell'imprinting del blog, cioè "scrivevo quando stavo male"
Svisceriamo.
1) Mettiamoci su un bel chissenefrega. Gli autori di formazione sono gli autori di formazione, io sono un pentolone di pensieri istintivi che vanno da una foto ad un sms, da gli altri 3 blog farlocchi che ho cominciato e mai finito a questo che amo alla follia, da una sigaretta lacrimosa a una risata davanti alla tv, solo come un deficiente e orgoglioso di esserlo.
2) Smettiamola di non guardare l'enorme elefante appeso al soffitto e domani si va in libreria o in libreria outlet, ossia si cerca nelle grandi librerie riunite di mammazianonnopapà il libro che da mezz'ora a questa parte voglio assolutamente leggere
3) Non è una ricaduta nelle depressione, la noia mi ammazza. I fatti lo testimoniano, 25 anni di cose all'ultimo lo confermano.
Mi spiego meglio.
Per chi ancora non lo sapesse, e quindi parliamo delle regioni non coperte da internet/sms/negozi, sono stato preso alla NABA. Autostima a livelli molto alti, ma un piccolo problemino. Si comincia a Gennaio. Ergo, tre mesi di vuoto.
Se mr Vadoingirosempreecmq, che poi sarei io, fosse andato meno ingirosempreecmq, avrebbe ancora qualche rimasuglio di denaro per prendere e andare a farsi almeno un viaggetto (li sento i "mavaffanculo sei stato in giro abbastanza qs ultimi anni", non servono, silenzio che sennò perdo il filo) per passare il tempo. Invece niet, la povertà ha toccato i minimi storici.
A casa mia non esiste l'albero dei soldi, e il dictat è soldi?=lavoro. Quindi mi sono messo, con una voglia che voi solo potete immaginare a cercare il solito lavoretto di straminchia, durata 3 mesi, con restrizioni. Le restrizioni sono dovute ad un teorema vecchio come il cucco: laureato+uno dei 15 della NABA >commesso.
Lavorando e lavoricchiando da 10 anni, vorrei evitare il riproporsi delle seguenti mansioni già svolte:
volantinaggio
commesso
cameriere
fattorino.
Dopo una settimana di totale negazione del bisogno di soldi, sono andato in agenzia iterinale, quella che mi aveva trovato il redditizio lavoro di assistente alle vendite. Sarà che sono arrivato là davanti con un mezzo poco proletario, sarà che sono entrato con gli occhiali da sole e un bel carico di spocchia verso Katya la receptionist che mi trattava come l'ultimo dei rotoli di cartaigienica, ma la franca risposta della capa (che faceva yoga con me) è stata la seguente:
"Per quello che sai fare tu, le opportunità sono pari a quelle di uno con la quinta elementare". Oh, finalmente una intelligente, non come quella Katya che mi ha chiesto se so usare un muletto. Se mi dici muletto io penso ad un asinello stile Disney o ad un prototipo di ferrari in incognito, non ad un carrello che sposta le cose.
"Se c'è qualcosa ti chiamiamo" Seeee, certo, ci vediamo a yoga che è meglio.
Il mercato del lavoratore a contratto è talmente vasto che anche lì ormai si cerca una figura professionalizzata. Anche se devi spostare uno scatolone dal punto al punto B ti chiedono una qualifica o un'esperienza professionale. Il mio caso insomma...
Quindi, offerta di personale, anzi di risorsa umana ampia per lavori di minchia che sono sempre quei tre. Alchè mi domando. Ma uno che deve lavorare veramente, per mangiare, come deve fare?
Vabbè.
Altra settimana di clausura per mancanza di fondi. Basta. Tappo il naso e mando il cv ad un grande gruppo che sta per aprire dei punti vendita in questa città uggiosa. Figurati se mi chiamano, mi dico, comunque, io il mio l'ho fatto e sono aposto con la coscienza. E tac, mi suona il telefono, colloquio l'indomani mattina.
Si cerca personale di vendita part-time, per 4 punti vendita. Quello che volevo io, una sorta di Ikea da città, è già full, e quindi mi tocca parlare per il lavoro che più ho odiato, quello del commesso.
Che, tengo a precisare, non è un lavoro di merda, è un lavoro difficilissimo, soprattutto se hai un brutto carattere come il mio, col vaffanculo omaggio per tutti.
Il problema è che durante il colloquio, svolto a 4 in un 4 stelle della città, ho capito che ero odioso agli altri candidati e (perchè) mi sentivo dalla parte sbagliata del banco. Si parlava di punto vendita, il mio esame in sovrannumero preferito, e relazioni con il cliente, mio antico passatempo per andare al cinema gratis.
Domanda 1.
"Come dev'essere l'addetto alle vendite?
risp1: gintile
risp2: educato
risp3: mettere a proprio agio il cliente, lasciargli sapzio insomma
risp4: la figura dell'addetto alle vendite dipende dal punto vendita. In un contesto come il vostro, l'addetto alle vendite dev'essere arredamento umano, ossia una presenza non invasiva che assista se dovuto e incentivi l'acquisto.
Io sono quello della risp4. Seguono sguardi di odio. Ma è colpa mia se ero preparato? Eh?
Domanda 5.
"Cosa vi piace o non vi piace delle collezioni di quest'anno?
risp1: no piace tanto di scarpe
risp2: non saprei
risp3: le collezioni di Max&co e Sisley sono bellissime
risp4: il giallo. il giallo e gli altri colori molto carichi come il viola o il blu elettrico. Se mi chiedessero di fare un servizio con quei colori messi tutti assieme, non saprei da che parte cominciare con le foto.
Indovinate chi sono io?
Domanda 9.
"Qual'è l'esperienza lavorativa che giudicate significativa?"
risp1:io sempre aiutava mama in casa
risp2: l'esperienza che ho fatto nell'esercito
risp3: andare ad abitare a Firenze
risp4: sicuramente lo stage alla B-On-Tv per il discorso della Corporate Television e i due libri che ho pubblicato successivamente; il secondo però grazie ai viaggi che ho fatto, perchè viaggiando si apre la mente, si scoprono mondi nuovi, come il Giappone, che ho visitato quest'estate.
Sì, io sono sempre il numero4. L'odio aumenta, ma il colloquio si avvicina alla fine.
"Avete domande'"
"Sì, da che livello assumete?"
"Dal quarto."
"ah ok."
La risposta giungerà a breve. L'esito sarà comunque negativo. I negozi aprono a dicembre. Un mese di part time non mi risolve il conto in banca.
Altri curriculum sono stati spediti a luoghi a me più consoni, come librerie e agenzie viaggio. Voi li avete sentiti?
Alchè uno si dice, niente per niente, almeno faccio volontariato. Non ce la faccio a lavorare in canile, mi viene da piangere solo al pensiero, quindi decido di rivolgermi agli umani.
L'idea che mi era venuta era quella del clown da ospedale. E ve lo dice uno che ha IL TERRORE dei clown, ma che sosterrà fino alla morte il valore della risata. Ovviamente, i corsi si tengono solo a giugno, quando avrò solo 10 esami da preparare.
E allora mi viene lo scazzo cosmico. L'ultima spiaggia, che tentermo da lunedì è il volontariato con i disabili, anche se sento un forte richiamo dal mondo dei bambini affetti da sindrome di down. Ci proverò.
Sto perdendo tempo, vorrei fare un sacco di cose che non posso per motivi economici. Lo sapete che quel cazzo di codice ISBN che c'è sui libri che compriamo costa 90 euro (a titolo)? E se a me pubblicarne uno costa 20, contando che se devo venderli non ne ordino una ma qualcosa come dieci, sappiamo quanto fa? 300 euro con la spedizione. Se pubblico 10 copie dello stesso volume.
300 cucuzze che non posso chiedere ai miei, visto che mi è appena stata regalata la palestra da una e messa a posto la macchina dall'altro, visto quanto costerò a loro da Gennaio in poi. Ragionando in macchine, costerò come un'Audi o una BMW se preferite.
E quindi mi sento una merdolina.
L'analisi dei pensieri la rimandiamo a domani, il post è già troppo lungo per i miei gusti.
Andre, quello che si era presentato il 20 Agosto
domenica, 31 dicembre 2006
Proseguono i nonnipost.
L'altro giorno decido di mettere a posto la stampante, che non caricava più la carta. Anzi, di far mettere a posto la stampante.
Ovviamente serviva scontrino e cose simili, cose che ho perso in blocco, ma proprio tutte eh? Scontrino, cd, manuali, carta fotografica omaggio...
E allora decido di fare una delle mie scenate al centro assistenza. Mi preparo la scena già in macchina, i lacrimoni pronti in tasca.
Entro, enucleo la situazione e mi chiedono la garanzia, mentre trastullano la stampadora. "E' che vede, sniff, sniff... la stampante era di mio nonno che... che è mancato la settimana scorsa e..."
e... non ho fatto in tempo a finire la frase che ZAC! esce una penna ROSSA dal caricatore della carta. Eravamo in 2 nel negozio, io e quello che stavo buggerando. E ho sentito ridere.
Chi era, secondo voi che avendo sempre rinnegato il computer, che avendo sempre usato Pilot come la penna trovata, che essendo sempre stato dichiaratamente ROSSO, che se la stava ridendo???
MIO NONNO!
Che mi ha preso in giro anche dall'aldilà, che mi ha fatto capire che così imparo a cercare la via più facile.
Ora la stampante funziona, e io quella penna me la tengo sempre in tasca.
venerdì, 29 dicembre 2006
Nonna dIva: Sono rimasta scandalizata, quando tua mama ga visto quela lì le ga fato li auguri e la ga anche baciata.
Moi: Beh, la mamma aveva anche pensato di fare il regalo a Franca (aka vacca a noleggio aka quela li)
Nonna dIva: Cicio, NON FARMI VOMITARE.
...chiaro?
giovedì, 28 dicembre 2006
che succede, che succede?
E' possibile che funzioni una volta su 5 peggio che il kinder sorpresa?
At the moment ho tre vaffanculo da spedire a personaggi che si distinguono per:
quadratezza --- VAFFANCULO
qualunquismo --- VAFFANCULO
presuntosità--- VAFFANCULO
Ma non sono dei vaffanculo pieni, di cuore, perchè stiamo parlando veramente di poveretti.
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